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La Schiaparelli rivive

staff
5 luglio 2012

I grandi non muoiono mai. Le loro creazioni restano immutabili come opere d’arte senza tempo che attestano quanto il genio e la creatività siano doti celesti che danno vita ad oggetti intramontabili. E mentre Pininfarina muore lasciando traccia di sé nelle tantissime automobili che parlano di un uomo che all’epoca non si faceva chiamare designer, la Schiaparelli rivive grazie a Diego della Valle. Uno dei pochi imprenditori italiani che, a dispetto della crisi, continua ancora ad investire tempo e denaro in progetti ambiziosi. Dopo Hogan, Tod’s, Roger Vivier, Ballantyne e chi più ne ha più ne metta, il Diego nazionale ha deciso nel 2007 di acquistare il marchio Schiapparelli, assopito da anni.
Domenica 2 Luglio 2012 la Parigi bene, e non solo quella, si è riunita nello storico atelier al numero 21 di Place Vendôme per fare un salto indietro nel tempo e riscoprire la magia dello studio della stilista che conviveva con i grandi delle avanguardie artistiche. Salvador Dalì proponeva di mettere un tocco di maionese su un abito disegnato a quattro mani per un’ illustre committente di sangue blu, sul quale trionfava un’aragosta. Nulla di più visionario, nulla di più stravagante. Nell’epoca in cui spopolava Coco Chanel, con i suoi tailleur e i suoi abiti dai tagli maschili e lineari, l’aristocratica italiana inventava la cerniera lampo – che ha facilitato la vita a molte di noi andando a sostituire la lunga sfilza di fastidiosissimi bottoncini – e dava i natali al rosa da lei soprannominato “shocking”, proprio perché capace di suscitare enorme scalpore. Nelle sue creazioni erano i particolari a fare la differenza: i bottoni a forma di labbra o di caramelle, il cappello a forma di scarpa inventato da Dalí, i tailleur che al posto delle semplici tasche avevano dei cassettini. Quella che per noi è normalità, per i dettami degli anni ‘20 era pura anarchia.
Dopo essere cresciuta in una famiglia di cervelli aristocratici, tra parenti paleontologi e professori universitari, la Schiaparelli trovò nel mondo frivolo della moda, che all’epoca aveva il suo quartier generale a Parigi, l’ambiente adatto per dar libero sfogo alla propria fantasia. Il suo marchio é l’emblema del lusso-anarchico, di quel lusso che pochi possono permettersi, perché la particolarità delle sue creazioni sta nell’originalità, nell’irripetibilità. I suoi sono abiti che potevano essere indossati una sola volta per poi essere conservati come fossero opere d’arte. Non c’è in lei il rigore della little black jacket di Chanel, non c’è in lei la sobrietà delle linee: ma tutto è genio, estro e stravaganza. Egocentrica, viziata e vanesia la Schiap, così come veniva chiamata a Parigi per rendere più semplice la pronuncia del suo lungo cognome italiano, diede vita a collezioni che fecero storia stupendo e ammaliando.
La missione odierna di Diego Della Valle è la stessa: il nome del direttore creativo della storica Maison è ancora celato e non verrà svelato prima di Settembre. Molti pensano a Galliano, tanti altri a Tisci e molti ancora a Paglialunga. Fatto sta che il prescelto dovrà cercare di difendere la propria autonomia non dimenticando di trarre spunto dagli archivi storici a sua disposizione. Ovviamente tutto l’universo moda attende con ansia il lancio della prima collezione a gennaio 2013. I capi saranno venduti solo ed esclusivamente nella capitale parigina. Il lusso nel lusso.
Karl Lagerfeld ha introdotto in casa Chanel calze lacerate, borchie e dive dalla chioma rasata abbondantemente munite di vistosi tatuaggi, proponendo la sua blasfema versione punk-rock. Coco si sarà rigirata nella tomba, chissà che alla Schiaparelli non tocchi la stessa sorte. Staremo a vedere.

 

St.efania