Letteratura

La scomparsa in tutte le sue forme, nell’esordio romanzesco di Gaia Manzini

staff
8 aprile 2012

Ha già suscitato ampio interesse tra i lettori, e a due mesi dalla sua pubblicazione le voci di corridoio lo indicano come il libro su cui Fandango potrebbe scommettere la candidatura al Premio Strega. Dopo il suo esordio narrativo con i racconti di “Nudo di famiglia” e una carriera di collaboratrice con giornali e riviste, Gaia Manzini debutta nel mondo del romanzo con “La scomparsa di Lauren Armstrong”.
Il personaggio principale, Eva Loi, è a prima vista una donna di poco spessore: con la tendenza a farsi mettere da parte, compagna di un uomo di cui a stento sopporta l’infantile e patologico entusiasmo sportivo, sembra il ritratto dell’insicurezza. Come se non bastasse, ha scelto di dedicarsi a un lavoro che sembra l’esatto riflesso del suo desiderio di nascondersi. Eva fa la doppiatrice, e l’idea di lasciare il suo corpo nell’ombra concentrandosi solo sulla voce le procura un certo evidente sollievo. Con il tempo, e grazie al suo mestiere, Eva ha iniziato a fondersi con Lauren Armstrong, l’attrice a cui presta la voce, celandosi dietro la figura di un’altra donna quasi fosse uno schermo.
Poco prima dell’inizio del doppiaggio italiano del suo ultimo film, però, Lauren scompare improvvisamente. Senza indizi e senza spiegazioni, lascia Eva immersa nell’assenza; ma non confondiamo l’assenza con il nulla, perché è proprio grazie alla scomparsa dell’attrice che Eva, la sua ombra, proverà l’impulso a immergersi nel passato: in quello di Lauren, nel proprio e in quello della madre Ella, nella sua oscura e breve fuga nel novembre 1989 verso Berlino riunificata.
Donne che scompaiono e che, scomparendo, si trovano: quale che sia il loro motivo, queste figure riempiono il romanzo rimandandosi a vicenda, come gli specchi, o come le voci di un fitto dialogo. La scrittura di Gaia Manzini procede per sezioni, quadri che seguendo i personaggi si muovono a scatti nel tempo e nello spazio, alla ricerca del punto fermo alla fine di una spirale. Lo si troverà, questo traguardo? Nessuna risposta scontata per il romanzo della Manzini, che come un labirinto confonde l’inizio e la fine, la presenza e l’assenza, e così facendo riesce a mostrarcele sotto una luce nuova e chiarificatrice. Ma prima è necessario – e qui bisogna prendere in prestito le parole di Lauren Armstrong – “sperimentare il vuoto”.

 

Maria Stella Gariboldi


“La scomparsa di Lauren Armstrong”, di Gaia Manzini, Fandango, pp.322


Potrebbe interessarti anche