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La stampa 3D a casa con Plumake: pronti per la terza rivoluzione industriale?

Marcello Vercesi
21 gennaio 2013

E se oggi vi parlassi di terza rivoluzione industriale?
Si, avete letto bene. Grazie al mio amico Massimiliano Scrigner, sono venuto a conoscenza di una startup veneta, che è realmente in grado di rivoluzionare le nostre vite future.
Si chiama Plumake e si occupa di stampa in 3D.
Ho avuto il piacere di intervistarli per capire meglio chi sono, da cosa è nata l’idea e come funziona nello specifico.
Non vi svelo nient’altro, eccovi l’intervista!

D: Ciao ragazzi! La prima domanda è di rito: chi siete e di cosa vi occupate?
R: Ciao! Siamo quattro ragazzi: Fabio Righetti, Riccardo Bertagnoli, Davide Grobberio e Francesco Turlon, e siamo i fondatori di Plumake, un progetto in fase di Start-up non ancora costituito come vera e propria società, che si propone l’obiettivo di sviluppare, produrre e commercializzare macchine per la prototipazione rapida in tempi brevi e a bassi costi.
Fabio ha sviluppato il primo prototipo di stampante 3D e poi è stato aiutato nell’impresa dagli altri due ragazzi. Francesco Turlon si è unito al gruppo da Novembre e collabora per una rivista locale occupandosi di nuove tecnologie.

D: Il vostro progetto: la stampa in 3d. Da cosa nasce l’idea?
R: L’ispirazione ci è venuta durante una lezione in facoltà. Il professore ha parlato della possibilità di sviluppo di stampanti 3D a basso costo e il pomeriggio stesso abbiamo cominciato a cercare informazioni online, trovando spunti molto interessanti da cui partire con la nostra idea. La community Reprap è stata per noi illuminante, grazie ai suoi materiali opensource!

D: Intuizione geniale! Entriamo ora un pochino nello specifico: in cosa consiste la macchina?


R: Una stampante 3D è un dispositivo collegabile a un computer e in grado di stampare oggetti tridimensionali. 
A differenza delle normali stampanti che sfruttano l’inchiostro per riprodurre un oggetto bidimensionale su fogli di carta, la stampante 3D produce oggetti tridimensionali, reali e solidi.

D: Che cosa permette di fare questa stampante?


R: Per esempio creare i pezzi per un’altra stampante! I settori di applicazione sono molteplici. Un designer potrebbe utilizzare una stampante per vedere come risulterà il proprio prototipo e decidere di affidarsi a un negozio online per vendere i propri prodotti. Noi utilizziamo PLA (polilattato, è un polimero) e a breve ABS (polimero termoplastico) ma i materiali di stampa possono essere molteplici, anche metallo.
I medici potrebbero utilizzarla per avere dei modelli da presentare ai pazienti, oppure le aziende potrebbero richiedere un logo personalizzato. Gli amanti del bricolage e del fai da te avranno sicuramente bisogno di oggetti non presenti in commercio ma essenziali per portare a termine un progetto personale!

D: Davvero una gamma infinita di utilizzi! Ma sicuramente ci sarà un rovescio della medaglia. Esistono che voi sappiate, problemi legati all’uso di questa stampante in via privata, quindi tra le mura di casa?
R: Il problema più grave da un punto di vista etico è la creazione di armi come già sta portando alla luce la stampa internazionale in queste settimane.
Un altro problema è relativo alle dimensioni di stampa, cioè alla creazione di grandi progetti anche se può essere risolto con software appositi che tagliano un progetto in porzioni più piccole e assemblabili successivamente.
Infine, argomento di cui pochi stanno parlando, bisognerà capire quali saranno i limiti nel stampare progetti altrui… Dopotutto chi non è in grado di progettare ed effettua download di progetti realizzati da qualcun altro, sta utilizzando il prodotto intellettuale di un altro essere umano.

D: Sul vostro sito internet chiedete se siamo pronti alla “terza rivoluzione industriale”: come la intendete voi?
R: L’idea di una Terza Rivoluzione Industriale è stata propagata dai media, in particolare da alcuni articoli presenti su The Economist. Il concetto alla base è che il consumatore ha la possibilità di diventare produttore, spingendo in questo modo il mercato a ri-delocalizzare nuovamente la produzione. Il lato positivo consiste nel fatto che chiunque ha la possibilità di creare un prodotto, vederne il prototipo e poi decidere se utilizzare macchinari migliori per la produzione di massa. Insomma il sogno è quello di creare un nuovo motore per spingere l’economia, non soffocarla.

D: Comunicazione: Come comunicare un prodotto altamente tecnologico ad un pubblico che purtroppo fatica a digitalizzarsi, nonostante il digital gap italiano sia di dimensioni enormi?


R: Oggigiorno si parla tanto dei Makers, dei creativi digitali. In realtà questi non sono altro che artigiani alle prese con nuove tecnologie. Questo aspetto rende il nostro prodotto capibile da persone più anziane di noi. Soprattutto se consideri che la nostra è una zona (Veneto, ndr.) in cui i settori principali sono l’agricoltura e il manifatturiero. Alla fine ciò che salta fuori da una stampante non è altro che un oggetto. Quindi bisogna trovare il giusto appiglio per far capire le potenzialità applicative del mezzo ed è ciò che faremo nei prossimi mesi sul nostro sito e nei Social Networks.

D: Ultima domanda: una breve, brevissima riflessione basata sulla vostra esperienza, riguardo a come dovrebbe cambiare il panorama tecnologico in Italia, per evitare di rimanere un paese retrogrado e poco tecnologico.


R: Le idee ci sono ma i costi di gestione di un’impresa sono troppo alti. Solo questo aspetto ci fa essere timorosi nei confronti del nostro futuro e ci spiace sentire che altrove ci vuole così poco in termini di tempo e costi per realizzare qualcosa. Oltre ad aprire un’azienda dovrebbe essere anche facile poterla chiudere… Poi bisogna sempre guardare le persone, non il contesto generale. Abbiamo intorno a noi imprenditori eccezionali che credono in ciò che facciamo e ci danno il loro apporto. Per il momento ce lo facciamo bastare

Non mi resta che fare un grande in bocca al lupo a questi ragazzi: imprenditori, inventori, sognatori, in grado di dimostrare come lungimiranza e coraggio siano alla portata di tutti!

Marcello Vercesi


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