Letteratura

La stanza: un romanzo svedese tra realtà e follia

Marina Petruzio
9 febbraio 2014

LA STANZA_SOVRACOPERTA

“La stanza” è il primo libro tradotto in Italia – ma sta per esserlo in altri dieci Paesi – di Jonas Karlsson, autore ed attore svedese tra i nomi di maggior spicco della letteratura odierna. A ragion veduta perché la storia è affascinante, forse di più.

É bianco questo libro. E non solo per la sovra coperta patinata lucida. É bianca la storia che vi si narra.

L’illuminazione de “La stanza” è un freddo neon di luce bianca, la scrivania con il suo piano perfettamente liscio ed “in bolla” è bianco, una superficie piatta e pulita che non può che essere di formica bianca. Sono bianche le pareti, il cartongesso, il tamponamento del controsoffitto, le porte del bagno, il bidone della differenziata ed i fogli per la fotocopiatrice. Sono bianche le camicie di tutte le comparse e degli interpreti principali.

É asettico questo spazio dove ci si muove, o così sembrerebbe, con scarpe che non lo offendano lordandolo.

É bianco il luogo della follia così come quello del pensiero. Bianco, ordinato e pulito.

Questo il motivo per cui il beige ed il blu delle giacche più o meno consunte di Karl ci paiono un indizio che l’occhio non può far cadere, così come le sporte blu della spesa.

Chi è Karl? Un uomo che ha un ufficio, dentro un ufficio, con le pareti di vetro, trasparente, che tutti possono vedere dalla loro postazione e che tutti lui può vedere stando comodamente seduto sull’unica sedia ergonomica del luogo.

by photografer Ulla Montan

by photografer Ulla Montan

Dove siete non lo saprete mai. Potrebbe essere un’azienda, anche quella dove lavorate voi, un ufficio ministeriale, il luogo si snoda sull’intero piano di un grattacielo in una downtown di qualsiasi città, o in una clinica psichiatrica. Poco importa.

Identificare il luogo dipenderà dal vostro livello di alienazione, dal vostro vissuto lavorativo in questa che sicuramente è prima di tutto una – volutamente paranoica – analisi della percezione della realtà che nella situazione attuale non è così banale fare.

Un’umanità variopinta lo frequenta, tra l’umano, il surreale e l’animale, perfettamente omologata al luogo, sempre uguale giorno dopo giorno. Tranquilla ma all’occorrenza feroce. Ed Hanna ha anche la coda…

É in questo luogo che è necessario un posto in cui la mente possa riposare. Ma trovare La stanza non sarà semplicemente accostarsi ed entrare…Toh, ho pensato. Una stanza.

La narrazione, il suo ritmo con continui cambiamenti di prospettiva ma anche di direzione – che ti portano vicini alla certezza, all’intuizione e che ti lasciano perplesso, privo di sicurezze al capoverso successivo -, la scansione per brevi capitoli, a volte di poche righe, quasi appunti a penna su fogli bianchi, non lascia spazio a nomi e a luoghi, ritardando il tempo della chiusura del libro e del ritorno al proprio quotidiano.

Marina Petruzio

La stanza di Jonas Karlsson, Isbn Edizioni, tradotto da Alessandro Bassini, pp. 160


Potrebbe interessarti anche