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La storia siamo noi: la rivincita

staff
1 giugno 2011


E via un’altra volta nella storia del trucco.
Eravamo rimaste alla fine dell’Ottocento con le prime apparizioni di centri di bellezza e trucco.
Passiamo ora al secolo scorso. La prima decade è la così detta Belle Epoque: frivolezza senza pensieri e un unico grande artista che dettò legge su moda ed estetica femminile. Sto parlando di Charles Dana Gibson. Illustratore satirico, l’artista crea una serie di disegni a matita che faranno il giro del mondo, ritraendo un immagine di donna eterea, ma carnale, innocente eppur maliziosa. Le donne, ma soprattutto gli uomini, accolgono la nuova estetica adattandovi subito le proprie abitudini. La signorine ancora (per poco) costrette nei corsetti conferiscono al loro fisico la tipica forma a S (di Gibson ovviamente), prediligendo ampi posteriori e decolté detti “monobosom” ovvero, come dire…a tetta unica? Insomma doveva sembrare tutta un enorme tetta. Il tutto accompagnato da un vitino di vespa che in questo periodo raggiunge dimensioni veramente microscopiche a confronto degli enormi culoni. Il make up è semplice, ma arriva una svolta: infatti le signorine cominciano ad utilizzare gocce di cera fusa per dare corpo alle ciglia, e nuove commistioni di ingredienti sempre più professionali cominciano ad essere prodotte in serie. Il rossetto è ancora sotto tono, ma c’è. La caratteristica distintiva delle Gibson Girls è la coiffè che crea una nuvola di capelli rotonda in cima al capo (spesso sono belli crespi, quindi hiphiphurrà per chi ora si piastra).
Tra le due decadi c’è la prima guerra mondiale. Gli uomini crepano tutti i giorni e alle signore toccano i lavori cosidetti “maschili”. Finita la guerra ci si trova con una sproporzione sconcertante tra uomini e donne, da qui la grande competizione in bellezza che servirà ad accaparrarsi “quel buon partito del paese affianco”.
Passiamo ai Roaring Twenties. I Favolosi anni ’20 del boom: tecnologia, arte e anche bellezza fioriscono di nuove idee e scoperte. Il make up diventa industriale, le Signore Rubistein e Arden la fanno da padrone, assieme alla Gabrielle (Chanel), ovviamente. Cambia tutto. Le ragazze abbandonano il corsetto, tagliano le chiome, accorciano le gonne e dimagriscono (questa poi non l’ho capita). Nasce la figura della Flapper, uno stile di vita che comprende bere, fumare, pomiciare duro con i ragazzi, truccarsi pesante e in genere fare tutto ciò di cui si ha voglia. Bella la vita! Il caschetto diventa il taglio di capelli ufficiale, il trucco sugli occhi è molto pesante e predilige quello sguardo malinconico con gli occhi all’ingiù. Quindi ci si dà all’ombretto grigio, al massimo turchese o verde bosco. Altre due caratteristiche: le sopraciglia inesistenti e arcatissime, e il rossetto scuro messo a cuoricino. La vita delle gonne si abbassa, e la cara Ma.lle Chanel sdogana l’abbronzatura.
Gli anni trenta sono più soft: mentre il rossetto diventa sempre più rosso, gli occhi si schiariscono lasciandosi alle spalle il look “drag” e riproponendo una bellezza più da ragazza della porta accanto. Come nel decennio precedente si dice addio al pallore etereo (ahimè), usando sempre più ciprie e fondotinta. Da ricordare è il così detto Pancake, che in questo caso non è il dolce americano, ma una specie di acquarello gigante del colore della nostra pelle che, attivato con l’acqua, crea un liquido-pastoso dall’altissimo potere coprente. E dall’altissimo rischio di sembrare uscita da un sacco ti farina!
Ecco gli anni ’40, decennio difficile. C’è la guerra e le ragazze sono occupate da ben altro che da trucco e parrucco. Tuttavia l’estetica cambia, le sopraciglia tornano umane e le ragazze scelgono sempre più spesso di farsi crescere i capelli; scelta che comporta una manutenzione effettivamente di più semplice rispetto al caschetto. Memorabile il look di Veronica Lake con quel suo ciuffo mosso che copre leggermente un occhio. Il rossetto è sempre rouge, l’occhio è soft ma con molte ciglia a renderlo più misterioso. E’ la seconda nascita dell’emancipazione femminile: le donne cominciano a sperimentare sul campo il loro potenziale.

Rimandiamo alla prossima puntata gli anni ‘50-‘60-‘70 vero preludio ai devastanti anni ‘80 e ‘90!

 

Iashy