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La Storia siamo noi

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11 maggio 2011


Parliamo oggi di quello che è stato il trucco nel corso della storia.
La prima donna ad aver descritto i cosmetici ed il loro uso è stata Cleopatra. Saggia donna.
E poi gli uomini dicono che gli piacciamo più naturali possibili! Come pensate che abbia fatto la cara Cleo a cuccare Cesare e Marcantonio? Con chili e chili di kajal nero, derivato dalla galena nera, per rendere lo sguardo più misterioso. E per far passare in secondo piano la nasca, essendo la futura regina abbastanza nasona. In realtà gli antichi egizi erano secoli avanti: infatti derivavano i loro cosmetici da composti chimici che fabbricavano loro stessi! La galena nera veniva scaldata per produrre l’ossido di piombo (sostanza di colore rosso) che veniva macinata e mescolata con sale e acqua.
Tutti i giorni seguenti, per un totale di quaranta, la mistura veniva filtrata e mescolata nuovamente con del sale in modo da ottenere la bianchissima polvere di laurionite.
La laurionite era unita alla galena nera e, a seconda del dosaggio, produceva varie tonalità di grigio. A tali sostanze venivano poi aggiunti grassi animali, cera d’api o resine che esaltavano la densità e le proprietà curative dei prodotti. Di qui l’eyeliner.
Proseguendo nel corso dei secoli rileviamo le antiche maschere di bellezza degli antichi romani. Le matrone acquistavano sul mercato cosmetici e unguenti che riponevano nelle loro alabastrotheca, cofanetti solitamente prezioso, che contenevano tutti i belletti della domina. Essa si affidava alle sapienti cure della ornatrix -estetista ante litteram- che aveva il compito di depilare, imbellettare e pettinare la signora.
Usavano una mistura di biacca e gesso per sbiancare le braccia e il volto, soprattutto la fronte; feccia di vino rosso come rouge sulle labbra e sulle gote e fuliggine sulle ciglia e attorno all’occhio. Immaginatevi che panda fossero.
Parliamo del Medioevo: la donna, in questo periodo, doveva essere più al naturale possibile. Causa Chiesa. Consentiti erano solo il rossetto e la cipria. Bisogna ricordare che la donna ideale medievale era snella con un seno piccolo e fianchi stretti, eterea nella presenza e forte all’odore. Si, avete capito bene: doveva puzzare. In quest’epoca infatti si era soliti lavarsi una volta all’anno, poiché essendo l’acqua contaminata c’era il rischio effettivo di ammalarsi. I medici raccomandavano come soluzione usare molta acqua di colonia per profumarsi invece di lavarsi. Come viene facile pensare, i cosmetici del tempo, non erano proprio degli oggettni simpatici. Ad esempio, il metodo per ottenere una fronte bombata: per alzare l’attaccatura dei capelli si applicava del sulfuro naturale d’arsenico mischiato a della calce viva (usata anche per decomporre i morti più velocemente), per eliminare i peli superflui. Metodo non certo indolore e, inutile dirlo, tossico. Il viso veniva spalmato con della biacca opaca, per renderlo bianchissimo, facendolo così diventare sì pallido, ma anche incartapecorito. Le mani venivano curate tramite dei guanti, che immersi nel miele e nella mostarda, dovevano essere tenuti tutta notte. Per poi lavarsi al mattino con l’acqua piovana.
Il Rinascimento non fu da meno. La più famosa tra le ricette di Caterina Sforza, nobilissima e colta dama dell’epoca, è l’Acqua celeste. Come dice l’autrice, “questa acqua è de tanta virtù che li vecchi fa devenir giovani et se fosse in età di 85 anni lo farà devenir de aparentia de anni 35, fa de morto vivo cioè se al infermo morente metti in bocca un gozzo de ditta acqua, pur che inghiottisce, in spazio di 3 pater noster, ripiglierà fortezza et con l’aiuto de Dio guarirà”. L’acqua celeste, una sorta di tonico cutaneo, conteneva decine di ingredienti tra cui salvia, basilico, rosmarino, garofano, menta, noce moscata, sambuco, rose bianche e rosse, incenso, anice.
Ci sarebbe poi il Seicento/ Settecento, dove la moda la fa da padrone, ma già qui la storia è diversa…
Ne parleremo nella prossima puntata!