Psicologia

La tecnica delle graffette

Lucia Giovannini
25 giugno 2015

Lucia Giovannini

«L’inizio di un’abitudine è come un filo invisibile, ma ogni volta che ripetiamo l’azione rinforziamo quel filo, vi aggiungiamo altro filamento finché esso diventa una grossa fune che ci lega definitivamente, pensiero e azione.» Orison Swett Marden

Nel 1993, in una banca in una città del Canada, Trent Dyrsmid, 23 anni, aveva appena iniziato il suo lavoro da broker.
Questo ragazzo si stava affacciando solo allora al mondo del lavoro e nessuno aveva grosse aspettative su di lui. Le grandi aziende erano tutte a Vancouver e la mail e internet sarebbero comparsi solo qualche anno dopo.
Le condizioni esterne non giocavano a favore di Dyrsmid, ma in poco tempo, questo giovane principiante divenne un grande broker, utilizzando delle graffette.

Graffette? Sì, proprio così. Sulla sua scrivania, Dyrsmid mise due barattoli. Uno conteneva 120 graffette; l’altro era vuoto.
Ogni giorno, Dyrsmid faceva telefonate per proporre investimenti e non si fermava finché tutte e 120 le graffette non venivano spostate nel secondo barattolo. Iniziava a chiamare alle 8 del mattino.
Non gli interessava sapere come aveva aperto il mercato azionario, né cos’era successo di rilevante nel resto del mondo. Per questo non leggeva mai il giornale fino a quando non aveva completato la sua nuova abitudine. “Se c’era qualcosa di importante da sapere, la notizia mi avrebbe raggiunto in altri modi”.

Nei successivi 18 mesi, il patrimonio di Dyrsmid crebbe di 5 milioni di dollari in beni. All’età di 24 anni, guadagnava 75.000 dollari. Qualche anno dopo, altre aziende si interessarono a lui e ottenne un lavoro che gli permise di guadagnare 200.000 dollari all’anno. E tutto iniziò con delle semplici graffette!

Cosa possiamo imparare da questa storia e come possiamo applicarla nella nostra vita?

I segnali visivi

  1. Ti ricordano di mettere in pratica la tua abitudine
    Quante volte ci promettiamo di cambiare comportamento e introdurre una nuova abitudine funzionale? Siamo determinati, ma passata l’euforia iniziale, la nostra motivazione viene meno e ricadiamo negli stessi comportamenti di prima.
    Uno stimolo visivo è molto utile per ricordare e mantenere l’impegno di una nuova abitudine. Avere delle graffette sott’occhio, ti ricorda quello che ti sei ripromessa/o di fare, non ci sono scuse!
  2. Mostrano il progresso fatto
    A volte la strada verso un nuovo comportamento, ci appare lunga e irraggiungibile. Per riuscire a mantenere alta la motivazione fino alla fine, occorre tenere traccia del progresso che facciamo.
    La tecnica delle graffette ci permette di avere un riscontro immediato su dove siamo e quanto manca all’arrivo.
  3. Aumentano la motivazione giornaliera
    Più graffette vedi nel barattolo, più sarai motivata/o a finire il tuo compito. Questa tecnica ti permette di rigenerare la tua motivazione ogni giorno, ricominciando ogni volta da zero.

Come scrivo in Tutta un’Altra Vita, tutti noi abbiamo bisogno di rassicurazioni che stiamo migliorando, che stiamo riuscendo. In psicologia si chiama rinforzo positivo e non funziona solo con gli esseri umani ma anche con gli animali: ogni volta che riceviamo una gratificazione perché ci siamo avvicinati al nostro obiettivo, il nuovo comportamento viene rinforzato.
Quando sposti tutte le graffette da un barattolo all’altro, ricordati di celebrare quel successo!

Ci sono diversi modi per usare la tecnica delle graffette.
– Desideri fare 100 push up al giorno? Inizia con 10 graffette e spostane una ogni volta che ne fai 10.
– Se devi mandare 25 email, sposta una graffetta ogni volta che premi il tasto Invia.
– Se il tuo obiettivo è bere 8 bicchieri di acqua al giorno, sposta una graffetta ogni volta che finisci un bicchiere.

Per raggiungere qualsiasi obiettivo, occorre che questo sia realistico e misurabile. Se i numeri sopra ti sembrano irraggiungibili, inizia con poco (ad esempio, 10 push up). L’importante è adottare una tecnica che vada bene per te e per le tue esigenze!

Liberamente adattato da James Clear

A cura di Barbara Micheletto Spadini


Potrebbe interessarti anche