Leggere insieme

La Torre di Babele, o della noia dell’ essere tutti uguali

Marina Petruzio
27 gennaio 2015

La torre di Babele (1)

La Torre di Babele di A.S. Gadot con le illustrazioni di Cecilia Rebora per Giuntina, nella nata da poco collana ParPar per giovani lettori, ci pone innanzi subito ad un quesito: ma sarà proprio così bello essere tutti uguali, parlare la stessa lingua e far tutti le stesse cose nello stesso modo?

La domanda è silenziosa all’inizio del libro, ma dipinta sui visi dei personaggi che ne popolano le colorate pagine, in prima battuta tutti contenti di abitare nello stesso villaggio nel paese di Sennaar, vestir più o meno gli stessi panni, capirsi quando s’incontrano ed apron bocca per un saluto, felici a scuola per non dover fare sforzi a studiare un’altra lingua che tanto al mondo non ce n’erano d’altre. Lavorare, piantare piante e fiori sempre gli stessi, quelli tipici della pianura dove si trova Sennaar. Lo strudel e il tè per merenda, tutti assieme, tutti nello stesso posto, tutti a raccontar…

E poi li guardi bene e ti accorgi che quella mezza luna di sorriso è diventata una linea dritta quando va bene, altrimenti piega un po’ verso il basso, qualcuno comincia un po’ ad ingobbirsi, a volte si increspa quella linea perché verrebbe si un po’ di magone a pensare che la vita sia proprio quella lì, per sempre, uno sbadiglio e…va bene ma che si fa? La storia non può certo finire qui!

Ci vorrà proprio un bambino, dopo che tutti han cercato a lungo negli angoli della propria mente un po’ uguale, a proporre di fare una torre per arrivare al cielo, sempre a costruire per arrivare in alto ed ancora di più, a questo cielo così affascinante, così lontano, ma così vicino a loro.

Il cielo come altro mondo da esplorare, dove succedono così tante cose sempre diverse! Sì, il cielo pare un buon punto dove arrivare ed un buon posto da esplorare. La Torre una costruzione così affascinante.

Tutti d’accordo, neppure un no.

marina

Ma quel cielo così azzurro e capace di neri profondi opporrà resistenza alla conquista dei suoi segreti, non era ancora il momento per lui, il mondo – che non era solo Sennaar – chiamava per essere scoperto. E chissà com’è e come non è una pioggia incessante, una luce potente, un boato fragoroso e ghiaccio in chicchi in quantità, la bufera sconvolse cappelli e vesti, lingue e linguaggi ed in un sol attimo la torre cominciò a pendere e la gente di Sennaar a non comprendersi più.

Occhi diversi e colori diverse, abiti differenti per foggia e colore, bocche spalancate cominciarono a parlarsi in modo diverso e non perché spaventati dal tempo così inclemente, dal tuono e dal fulmine, e neppure perché cominciarono a bisticciare tra di loro per cercare di capire cosa fare o perché tu hai il tetto più grande del mio e ti ripari di più…no. Gli uomini della terra non si capivano più, parlavano lingue diverse. Per esempio: gli scalpellini il francese, gli architetti l’olandese mentre gli ingegneri il cinese…e già qui…qualcuno rimase perplesso, qualcun altro si guardò sottecchi, qualche boccaccia e qualcuno decise di andarsene per cercare nel mondo qualcun altro che forse costruendo anche lui una torre aveva cominciato a parlare una lingua che poteva corrispondere alla nuova.

Ma a qualcun altro ancora tornò il sorriso: da quel giorno poteva andare per il mondo e scoprire quante cose diverse, quante persone diverse, quanti linguaggi e idee lo popolavano e diventar ricco di sapere e bellezza.

Marina Petruzio

La Torre di Babele
di A.S. Gadot illustrato da Cecilia Rebora
Collana: Parpar
Ed.: Casa Editrice Giuntina
www.giuntina.it
Euro: 13,90

Età di lettura: per tutti


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