Cinema

La tragica vita di Solomon Northup

Giorgio Raulli
28 febbraio 2014

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Nel 1841 Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), talentuoso violinista di colore, vive libero nello Stato di New York con la sua famiglia. Un giorno però viene rapito e portato senza documenti in Louisiana, dove rimarrà in schiavitù per 12 anni; dapprima al servizio del comprensivo William Ford (Benedict Cumberbatch), viene preso di mira dal capo-carpentiere Tibeats (Paul Dano) e poi trasferito dal padrone Edwin Epps (Michael Fassbender), un uomo crudele e ossessionato dalla giovane schiava Patsey (Lupita Nyong’o). La lotta per non cedere alle bassezze che simili circostanze richiederebbero è estenuante. Quando il canadese  Samuel Bass (Brad Pitt), carpentiere giunto per lavorare da Epps, scoprirà la sua storia e rintraccerà la famiglia di Solomon per porre fine alla sua schiavitù.

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Steve McQueen, prima con Hunger e poi con Shame, ha sempre scelto di esplorare la condizione umana portata ad un eccesso sia fisico sia psichico: non è diverso  12 anni schiavo, come ovviamente dimostrano titolo e trama. Una trama che non sviluppa nulla di nuovo affrontando le tematiche di schiavitù e razzismo, ma che tenta di svelare quanto lo schiavismo sia stato importante nel tessuto economico oltre che sociale del Paese: McQueen ci prova, o meglio,  Solomon Northup ci prova scrivendo la propria biografia nel 1853; ma la pellicola resta inevitabilmente impantanata nel semplicistico dualismo di vittime e carnefici che ben fa funzionare un film, ma costeggiando, senza osare troppo, l’accusa ad uno Stato ipocrita più che al singolo “uomo bianco” razzista.

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Nonostante ciò, 12 anni schiavo non delude per la forza narrativa delle sue immagini: non solo quelle paesaggistiche, brevi ma davvero suggestive, ma anche quelle crude e violente, tra fustigazioni e offese verbali, scene su cui il regista si sofferma molto, quel tanto che basta per suscitare immedesimazione nello spettatore. Se il film funziona è merito degli attori, su tutti il protagonista Chiwetel Ejiofor, che senza sfoggiare espressioni facilmente patetiche, riesce a comunicare rabbia e rassegnazione. Fassbender, come sempre bravissimo, qui è alle prese con un personaggio per niente semplice, e si fa notare  Paul Giamatti, che all’inizio interpreta il venditore di schiavi confermando la sua grande abilità nel passare da ruoli leggeri e comici a quelli più spietati e drammatici. Brad Pitt, che è anche produttore della pellicola, ricopre una funzione di deus ex machina un po’ frettolosa e banale, ma è pur vero che 12 anni schiavo di McQueen cede ampiamente ai giochi narrativi e un po’ retorici del cinema di massa.

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Un film eccellente dal punto di vista registico, in grande contrapposizione con la brutalità e violenza dei temi trattati, 12 anni schiavo conquisterà certamente pubblico e giurie. Favoritissimo nell’imminente chermesse degli Oscar, è candidato in ben 9 categorie: Miglior film, Miglior regista, Miglior attore protagonista, Miglior attore non protagonista, Miglior attrice non protagonista, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio, Miglior scenografia, Migliori costumi.

Giorgio Raulli


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