Arte

La Transavanguardia italiana a Milano

staff
17 dicembre 2011


Consiste in una vera e propria celebrazione la mostra allestita a Milano presso Palazzo Reale dedicata alla Transavanguardia italiana, aperta al pubblico sino al 4 marzo 2012.
Una celebrazione tuttavia non sterile e fine a se stessa, bensì inserita in una precisa e feconda progettualità, tesa a generare il nuovo a partire dalla consapevolezza delle radici e del processo costitutivo di un percorso culturale, grazie a cui l’identità artistica italiana ha potuto inserirsi – in virtù delle proprie peculiarità – all’interno del dibattito internazionale degli ultimi quarant’anni.
L’esposizione comprende ben sessantasei opere finalizzate a suggerire al visitatore un sentiero tortuoso ed affascinante nel quale venire a contatto con i protagonisti del movimento: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.
L’evento, incastonato in un più esteso progetto legato alle celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, è a cura di Achille Bonito Oliva. Il noto critico d’arte è stato infatti il primo teorico, nell’ormai lontano 1979, attraverso un saggio apparso su Flash Art, di un movimento sorto come rottura radicale di ogni schema e cristallizzazione statica in ambito artistico. La Transavanguardia si è fin dalle origini collocata come un “attraversamento” della dimensione estetica in nome del rifiuto della concezione progressista e cumulativa tipica delle neovanguardie del secondo dopoguerra. La creazione artistica non è più concepita come un avanzamento lineare secondo una tensione evoluzionistica darwiniana, bensì come il frutto di “un atteggiamento nomade, un’attenzione policentrica e disseminata che non si pone più in termini di contrapposizione frontale ma di attraversamento incessante di ogni contraddizione e di ogni luogo comune” – per utilizzare il lessico di Bonito Oliva.
L’ “ideologia del traditore”, fonte primaria della liberazione da norme, dogmatismi e paraocchi concettuali, si colloca in una tensione propulsiva alla fondazione di nuovi stilemi destinati ad essere nuovamente superati in una concezione temporale di “eterno ritorno”, che nella ciclicità oppone all’internazionalismo modernista il genius loci del singolo artista, ossia il territorio antropologico del suo immaginario.
Da tale mostra dunque, finalizzata a fare il punto su un’esperienza culturale fondamentale, si dipana un’ampia iniziativa dalla triplice strutturazione: cinque mostre personali distribuite in tutto il Belpaese, l’organizzazione di giornate d’approfondimento teorico presiedute dai cinque filosofi membri del comitato scientifico (fra cui Cacciari e Vattimo), il catalogo dell’esposizione pubblicato da Skira Editore.
L’intera piattaforma culturale dipende da un assunto di cui Bonito Oliva si è fatto indiscusso portavoce: “in una epoca come la nostra di coesistenza delle differenze, dove il tema dell’identità ha sviluppato un dibattito internazionale e un movimento glocal, sconvolgendo il precedente centralismo di Europa e America, la transavanguardia si pone come l’unica avanguardia possibile”.

 

Luca Siniscalco


Potrebbe interessarti anche