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La tribù di KTZ

Alberto Corrado
20 marzo 2016

Marjan+Pejoksi+KTZ+Runway+London+Fashion+Week+XjVBlOxUVb7l

L’essenza di KTZ e di Marjan Pejoski è racchiusa in un melting pot senza luogo e senza tempo, lo stesso mix & match che guida la sua creatività nel tracciare le coordinate di KTZ, marchio di culto forgiatosi nelle viscere dell’underground che ora ha conquistato i riflettori dei red carpet
Macedone di nascita, ma figlio delle subculture musical-estetiche dell’Inghilterra, a chi gli chiede di definirsi risponde scegliendo parole agli antipodi. Perché il suo è un dialogo continuo tra culture: quella antica e sontuosa, che ha scritto il passato, e quella moderna e sovversiva, che traccerà il domani. Inguaribile curioso e affascinato dal mistero, anche nel lavoro unisce gli antipodi, viaggiando di continuo tra le nebbiosa Londra e la solare Bali.
La sua ultima collezione, in cui ha lavorato in contemporanea su uomo e donna, parte dalla location, che sembrava un’installazione d’arte, ispirata al movie “The Hunger” con David Bowie e Catherine Deneuve, e alla sequenza iniziale con la performance di Peter Murphy e dei Bauhaus di Bela Lugosi’s dead: una gabbia e del fumo, ricreati sotto un ponte dove si sentiva lo sferragliare del treno sopra le teste del pubblico. Gli abiti sono nati dagli homeless che Marjan vede a Los Angeles scendendo a Dowtown: “La mia idea era di vestirsi con qualcosa con cui normalmente non ci si veste”. Ed ecco apparire cartoni o tocchi di magia con i copricapi della tribù africana di Mursi e dai loro gioielli monumentali. Dall’arte alla moda dove tutto è un po’ guidato dall’idea dell’everything is possible.


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