Cinema

La vera (?) storia di Lady D.

Giorgio Raulli
4 ottobre 2013

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Il regista tedesco Oliver Hirschbiegel, che si era fatto notare sulla scena cinematografica nel 2004 con La caduta-Gli ultimi giorni di Hitler, oggi si cimenta nel raccontare un altro personaggio storico: l’amatissima Diana Spencer, la Principessa di Galles che morì tragicamente a Parigi nel ’97. Questo biopic vuole concentrarsi sulla controversa storia d’amore di Diana con il cardiochirurgo di origine pakistana Kahn.

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Nel 1995, durante una visita al Royal Brompton Hospital, la principessa (nel film interpretata da Naomi Watts) incontra Hasnat Kahn (Naveen Andrews, il Sayid di Lost): i due si innamorano, e dopo molte difficoltà, tra cui la lunga fase di divorzio dal Principe Carlo e le fortissime pressioni della stampa, le prime pagine dei giornali svelano al mondo la relazione della principessa con Hasnat. L’uomo, non sopportando una notorietà simile, tronca la sua storia con Diana.

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Sebbene Diana – La vera storia di Lady D. di Hirschbiegel sia un film biografico, resta pur sempre un film, e in quanto tale deve intrattenere il suo pubblico con qualcosa che vada al di là della semplice forza attrattiva del (in questo caso “della”) protagonista: una tormentata storia d’amore, proprio come quelle delle principesse nelle classiche favole… E qui la principessa c’è per davvero, ma non basta. La pellicola in Inghilterra è già andata di traverso a molti, uno su tutti il “reale” protagonista Hasnat Khan, che ha pubblicamente denunciato la poca credibilità dei fatti riportati, che prenderebbero spunto solo da pettegolezzi e ricostruzioni scandalistiche.

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Certamente il suo parere negativo non stupirà dato il suo importante coinvolgimento nei fatti, ma certo è che la sceneggiatura si distende banalmente nelle romanticherie e nelle drammaticità tipiche delle travagliate storie d’amore; ma Diana, Lady D., la donna che ha conquistato il mondo con il suo sorriso e il suo sguardo malinconico, manca un po’ durante lo svolgimento della trama: la colpa non è comunque del cast; Naveen Andrews riesce a caratterizzare il suo personaggio schivo e riservato in modo da non risultare antipatico per il pubblico, mentre la Watts regge coraggiosamente la dura pressione di interpretare una parte difficile e complessa da cui tutti si aspettavano il massimo.
Insomma, memori del suggestivo film sul Führer, stavolta il regista si cimenta in una semplice storia romantica, riducendo Diana Spencer ad una qualunque protagonista di un qualsiasi film rosa. Diana si aggiunge alla lunga lista di biopic che tanto vanno di moda ad Hollywood in questo periodo, e dovrebbe essere un monito su quanto sia difficile rendere giustizia ai grandi personaggi della Storia.

Giorgio Raulli


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