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Cinema

La vera storia di Ron Woodroof

Giorgio Raulli
31 gennaio 2014

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1986. A Ron Woodroof (Matthew McConaughey), texano volgare, maschilista e omofobo, viene diagnosticato l’HIV. Nel suo percorso, psicologico e farmacologico, viene aiutato dal travestito Rayon (Jared Leto), sieropositivo anche lui, e dalla dottoressa Sacks (Jennifer Garner), trovando giovamento in una medicina alternativa contrastata dalle case farmaceutiche perché non ancora approvata, e perciò illegale. Il Dallas Buyers Club del titolo è l’associazione che  Woodroof e Rayon fondano per poter distribuire, dietro una quota d’iscrizione al club, i farmaci alternativi.

Film-Toronto Preview

Il regista canadese Jean-Marc Vallée ha scelto di raccontare al grande pubblico una storia realmente accaduta, senza lasciare spazio a sentimentalismi, sebbene siano molti i passaggi furbescamente sottolineati, in modo tale che allo spettatore venga la cosiddetta lacrimuccia.

Dallas Buyers Club rievoca fin da subito  le glorie cinematografiche di Philadelphia, riportando alla memoria un periodo storico buio, in cui l’AIDS ha provocato, oltre a sofferenze e morte, il risveglio di una paura profonda per il diverso e per il futuro; il film si serve d’altra parte della malattia semplicemente come scintilla di partenza per raccontare la storia esistenziale di un uomo e di come la sua grave condizione gli abbia permesso di cambiare e migliorarsi, ricredendosi sui pregiudizi e sul machismo che prima lo definivano integralmente.

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Da questo punto di vista non sembra di trovarsi di fronte ad un capolavoro nuovo, invece la pellicola riesce a distinguersi grazie alla lotta alle case farmaceutiche combattuta dal protagonista: la sua voglia di continuare a vivere, anche attraverso una battaglia per i propri diritti, è il vero punto di forza di Dallas Buyers Club, tra le emozioni drammatiche e la cronaca dei mutamenti medici e sociali nati a causa della diffusione dell’HIV. Una tematica, quella del diritto a curarsi e della rischiosa sperimentazione di terapie alternative, che si potrebbe attualizzare anche al caso delle staminali, balzate recentemente agli onori della cronaca.

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Sei sono gli Oscar a cui il film è candidato, due dei quali sarebbero per i protagonisti, che hanno già conquistato un Golden Globe a testa: McConaughey ci regala finalmente una prova attoriale che lo riscatta dalle infinite pellicole, come Prima o poi mi sposo o La rivolta delle ex, che non gli hanno mai permesso di mettere davvero in mostra il suo talento; qui, il personaggio di Woodroof è complesso e ricco di sfumature, ben interpretate dallo smagrito McConaughey. Il difetto sta forse nell’eccessiva focalizzazione del regista su questo personaggio, lasciando senza il giusto approfondimento il bravissimo Jared Leto e  Jennifer Garner, ridotti a strumenti di redenzione per il protagonista.

Dallas Buyers Club, un buon film ben interpretato, ha senz’altro le carte in regola per fare incetta di premi, nonostante qualche perdonabile pecca.

Giorgio Raulli


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