Cinema

La vera storia di un cecchino americano

Giorgio Raulli
16 gennaio 2015

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Chris Kyle (Bradley Cooper), un U.S. Navy SEAL distintosi per le sue eccellenti doti da cecchino, viene inviato in Iraq per proteggere i suoi commilitoni: ben presto Kyle diviene un mito grazie alle sue abilità, tanto da meritarsi il soprannome di “Leggenda” tra i suoi e “Il diavolo” tra gli iracheni, i quali mettono su di lui una taglia da 180.000 dollari. Allo stesso tempo però Chris combatte nel privato, per essere un buon padre e marito e per la sua famiglia: il suo incrollabile credo nella giustizia e nelle sue missioni, unito ai sensi di colpa per non essere riuscito a salvare tutti i suoi compagni, sono un ostacolo per reinserirsi nella tranquillità della vita civile e della sua famiglia.

La pellicola American Sniper è tratta dall’autobiografia del militare americano Christopher Kyle, pubblicata nel gennaio 2012, ed è una tra le molte trasposizioni cinematografiche di conflitti della storia recente. Il tema è difficile, soprattutto per gli americani, e schierarsi politicamente è rischioso per le sorti stesse del film: il regista Clint Eastwood ha evidentemente dovuto affrontare la storia di un un personaggio non troppo distante dall’ideologia repubblicana condivisa dall’ Uomo senza nome (Eastwood, nella cosiddetta Trilogia del dollaro di Sergio Leone), senza comunque nascondere le contraddizioni e le scelte più o meno opinabili del suo protagonista; purtroppo il film oscilla anonimamente tra l’elogio dell’eroe patriota tutto d’un pezzo, uomo dalla fede incrollabile, e una visione critica della guerra.

Il film sembra insomma un tassello in più sul mosaico bellico del cinema, con un eroe protagonista che ci dimostra quanto sia giustificabile una guerra combattuta per la democrazia, ma anche quanto sia assurdo il costo di tale guerra, in termini di vite umane e di salute psichica di chi l’ha vissuta. Nonostante la bravura di Eastwood nella narrazione, stavolta, probabilmente per colpa della tematica, il pubblico si ritrova di fronte a una biografia di un uomo, senza che effettivamente la sua vicenda approfondisca davvero lo scenario militare, economico e politico. Un normale blockbuster americano in poche parole, senza però regalare qualcosa di significativo al pubblico: tra classiche sequenze di difficile vita coniugale e tensione nelle scene di guerra, nulla di nuovo sotto il sole, ma soprattutto nulla di davvero emozionante.

Non è facile per un regista o uno sceneggiatore esporsi seriamente in un certo tipo di film, ma è anche vero che in passato alcuni autori del cinema hanno sottolineato le criticità dell’interventismo americano, anche mostrando in modo nuovo le problematiche dei reduci e del loro reinserimento nella società civile. American Sniper è a metà tra la semplicità e la banalità, tra ammirazione e condanna. Vero è che, suo malgrado, la pellicola di Eastwood accenda anche altre riflessioni legate alla guerra all’estremismo islamico, di enorme attualità dopo i tragici eventi più recenti.


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