Letteratura

La verità caleidoscopica di Lucìa Etxebarrìa

staff
22 maggio 2011


“Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”, scriveva l’artista e filosofo francese Guy Debord. Un’affermazione illuminante, che trova dimostrazione della storia di un ammiratore di Debord, un ragazzo di nome Pumuky.
Pumuky, bello “da star male”, cresciuto in un rapporto simbiotico con i suoi migliori amici, voce di un gruppo indie adorato da groupies e discografici, a ventisette anni muore per un colpo di pistola alla testa.
Per gli inquirenti il caso è presto risolto: si tratta di suicidio; l’opinione pubblica ha la sua spiegazione, i fan un idolo da venerare. Ma questa versione dei fatti non può che risultare semplicistica, confrontata con i resoconti dei conoscenti di Pumuky, che da diverse angolazioni ne forniscono un ritratto cangiante, arrivando a mettere in dubbio “le verità della televisione”.
Il nuovo romanzo di Lucìa Etxebarrìa lega a sé il lettore con il fascino dell’inafferrabile, lo trascina in un labirinto perturbante. L’autrice spagnola sceglie di indagare sugli eventi senza seguire la tradizionale traccia del racconto giallo, sentiero della logica che conduce all’unica verità.
Per penetrare il mistero di Pumuky (mistero non tanto della sua morte, quanto della sua vita) bisogna lasciare la parola ai testimoni. Personaggi – quasi esclusivamente femminili- di cui la scrittrice delinea con maestria accattivanti ritratti. Basta scorrere l’indice dei capitoli per farsene un’idea: troviamo “una donna ambiziosa”, quella “al proprio posto”, passando per “la rassegnata”, senza dimenticare la “bella donna”. Tutte entrate in relazione con il cantante, tutte forniscono le loro personali verità.
Ed è solo prestando loro fede, di volta in volta, che si può ricercare la verità in questa società malata di spettacolarismo. Come aveva intuito Debord, è proprio questo che consente ai media di creare la realtà a loro piacimento, prendendo la verità come spunto marginale e tutto sommato trascurabile. Una verità che ognuno declina in maniera diversa, appigliandosi alla sua vaghezza, è il male di una società in cui i gruppi di individui sono cementati da un credo che scelgono, o costruiscono, per identificarsi.
Si materializza così una rete di relazioni dominata da un gioco prospettico in cui nulla è scontato e definitivo. Il centro enigmatico, il personaggio di Pumuky, rivela i suoi volti e i suoi segreti, ma resta un punto interrogativo.
Un romanzo dolceamaro che è anche riflessione sociale e metaletteraria sulla realtà e sulla sua rappresentazione. La Etxebarrìa conquista e ammutolisce, dimostrando che la verità non è nulla di monolitico, unilaterale e assoluto; non la si può cogliere e ricostruire, se non dando ascolto a un coro di voci dissonanti e alle loro contraddizioni.

 

Maria Stella Gariboldi
“Il vero è un momento del falso” di Lucìa Etxebarrìa, traduzione di Roberta Bovaia, Guanda, pp. 306.


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