La vita degli albini africani, tra discriminazioni e maltrattamenti

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
13 maggio 2014

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Come tutti sappiamo, per chi vive in Africa la vita è difficile: povertà, malattie e guerre sono all’ordine del giorno. La maggior parte della popolazione del Subsahara è in condizioni tragiche, ma esistono alcuni individui che hanno un destino assai più drammatico: gli albini.

Non tutti conoscono l’esistenza degli albini Africani e, nonostante non esistano statistiche certe della natività di questi individui, l’incidenza è molto alta e può variare da uno su ventimila a uno su mille in alcune zone.

L’albinismo è un’anomalia genetica che consistente nella completa o parziale carenza di pigmentazione melaninica nella pelle, nell’iride e nella coroide, nei peli e nei capelli.

Ma non tutti in Africa lo sanno.

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Nascere albini in Africa spesso significa essere vittime di abbandoni, sequestri, pestaggi, amputazioni, omicidio, o addirittura essere scuoiati vivi. Sì, perché le parti del corpo degli albini vengono vendute come potenti talismani e più il soggetto urla durante l’amputazione più il potere in lui è grande.

Nascere albini in Africa spesso significa essere lasciati a sé stessi, senza istruzione, assistenza, creme solari protettive e tutto l’occorrente di cui un albino avrebbe bisogno per sopravvivere in un ambiente così caldo e spesso assolato.

Le  parti del corpo di un albino si trovano a caro prezzo sulle bancarelle di mercati clandestini, perché, indossate come amuleti, portano fortuna, ricchezza, salute. Addirittura è diffusa la credenza che stuprare un albino faccia guarire dall’AIDS.

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Sputare su un albino fa sì che non si verifichino casi analoghi nella propria famiglia e talvolta è credenza che l’albinismo sia una malattia contagiosa, quindi ogni contatto viene evitato. Si può, dunque, solo immaginare la vita da emarginati a cui sono sottoposte queste persone.

In alcune tribù Africane si pensa che la madre degli albini abbia avuto rapporti sessuali con uomini bianchi e dunque viene ripudiata dal marito e dal villaggio, a meno che non si disfi del pargolo, in qualsiasi modo.

In altre, invece, si pensa che gli albini siano abitati da fantasmi e demoni europei, e per questo siano bianchi.

Si crede siano meno intelligenti, meno capaci, meno forti e il fatto che non vedano bene da lontano li rende ancora più fragili agli occhi dell’ignoranza.

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L’ONU ha condannato tempo fa queste pratiche religiose incitando il governo in Tanzania (quello con la percentuale di albini più altra in rapporto alla popolazione) a prendere provvedimenti per risolvere la situazione. Salum Khalfani Bar’wani è stato il primo albino ad essere eletto nel parlamento della Tanzania, una speranza per la popolazione albina. Inoltre, di recente, è nato nel nord-Est della Tanzania il Kabanaga Protectorate Centre (noto come “la tribù dei fantasmi”), centro di accoglienza che ospita oltre 70 albini, fra neonati e anziani, per difenderli dalle persecuzioni religiose.

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In Africa essere albini significa “essere diversi” e ciò implica emarginazione e maltrattamenti quotidiani. Ora, chi si è scandalizzato leggendo delle pratiche riservate a questi “diversi”, provi a riflettere su cosa pensa, ad esempio, degli immigrati extracomunitari e rom presenti in Italia, o cosa si osserva accadere quotidianamente nei loro confronti.  Certo, penserete, ciò che subiscono gli albini Africani è tutt’altra cosa di qualche coro razzista, ma se consideriamo il fatto che in vastissime zone dell’Africa spesso non esistono scuole e informazione, alle quali noi abbiamo libero accesso, forse ci accorgeremmo che certi pregiudizi non sono poi così diversi.

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo