Il mio punto di vista

L’abito non fa il monaco, ma…

Gabriella Magnoni Dompé
3 luglio 2013

Mi riaggancio al blog del mio mitico direttore, nonché grande amico, Luca che ha seguito intensamente questi quattro giorni di passione, morte e resurrezione che l’hanno sottratto totalmente a tutti i suoi adepti.
Per farla breve: per Milano Moda Uomo Luca è scomparso, ingoiato dalla frenesia meneghina!
Il telefono dava uno sconsolato irraggiungibile! Ma dov’è il mio caro Direttore?
Una volta riemerso, mi racconta (anzi, ci racconta) di quanto è stato fatto e di quanto è stato ammirato durante questo weekend di passerelle e “latitanza”: ma per fortuna la sua testimonianza mi ricompensa della sua assenza.
Parliamo tanto di crisi, di ristrettezze vacanziere, oltre che quotidiane, di cali d’umore e di assenza di speranze che ormai costellano le nostre giornate. Eppure, forse, qualche cosa si sta risvegliando. Qualcosa si sta riaccendendo.
Lo anticipano le cronache dei giornali, le azioni sbandierate del nostro più o meno appoggiato governo, ma anche – e soprattutto – le voci fuori dal coro di chi personalmente non si è mai perso d’animo.
La moda, un tempo sinonimo di vanità, di sfolgorio lezioso e semplicemente di vuoto dispendio di denaro, oggi prepotentemente sale alla ribalta come potenziale elemento trainante di un’uscita da questo tunnel di massificata incertezza. La nuova Camera della Moda, ormai molto simile ad un vero e proprio CdA, ricco di talenti e anche molto più rifinanziato, esprime in questa sessione estiva la nostra caparbia volontà di riemergere e di riaffermarci.
Leggo compiaciuta che anche gli stilisti stranieri di Paesi lontani, e non certo sofferenti come i nostri, hanno scelto lo stivale come teatro per presentare le loro nuove creazioni. Un esempio? Il cinese Jiwenbo.
In un panorama in cui anche il turismo, perla di italianità e di eccellenza per antonomasia del nostro Paese, sembra perdere potere, quelle meraviglie che la Moda riesce ancora a creare ci riempiono d’orgoglio.
Forse non ci sembreranno più così caduche e vacue…e anzi, a mio parere, ora più che mai rappresentano la riscossa della nostra italianità: quella dei Geni, quella dei Creativi, quella dell’Eccellenza made in Italy. Quella straordinaria capacità di inventiva capace di sfruttare prospettive inedite e originali, in sinergia con altri settori di spicco, quali il design, l’arte, la cucina e forse anche la scienza.
Queste sinergie, queste interrelazioni e connubi innovativi dovranno sicuramente essere presi come esempi capaci di risvegliare tutti i campi della nostra economia che saranno presto chiamati a giocare la loro carta più valida di “ripresentazione” sul panorama internazionale: Expo 2015.
La data può sembrare lontana, ma tra pochi giorni – precisamente il 7 luglio – la comunicazione Expo comincerà a scaldare i motori e tutti noi, imprenditori e italiani, saremo chiamati a fare la nostra parte in questo debutto dopo la crisi che ci ha attanagliato e denigrato sugli scenari globali.
Scopriamo inoltre che un nuovo Paese è giunto nell’Unione Europea: la Croazia. Una terra dove per anni una terribile guerra civile ha regnato sovrana. Un Paese fino a poco tempo fa considerato dannato si erge ora a nuova stella, così come è stata decantata da più media della sgangherata Europa, tanto incapace di gestire le “stelle” già presenti nella sua galassia.
Ebbene, diamo fiducia, così come gli stilisti emergenti e stranieri stanno dando a noi. Diamo fiducia all’italianità e alla forza di riemergere – lentamente, ma sempre costanti –, facendo presa sulla capacità di risparmio delle famiglie italiane di cui tanto poco si parla, ma che soverchia di gran lunga il sempre sbandierato debito pubblico. Diamo fiducia ad un Paese vecchio, il nostro, che da sempre esiste e che spero sempre esisterà e sarà capace di migliorarsi. Alla faccia di tutti coloro che sempre ci vogliono dare per perdenti o perduti.
E una volta per tutte copiamo i nostri cugini d’Oltralpe, tanto bravi ad esaltare anche quel poco che di esaltabile ci può essere in una nazione che sta attraversando una crisi drammatica come questa. Dobbiamo essere capaci di guardare avanti, senza negare ma nemmeno piangendoci addosso: sorvolando quanto più possibile sui nostri guai – che poi tanto solo nostri non sono –, dobbiamo cercare di dare la giusta portata e il giusto bilanciamento nei giudizi mantenendo un atteggiamento positivo, energico, coraggioso.
Questi quattro giorni non devono essere un abbaglio, ma un segnale non isolato di rinascita e di ripresa, in previsione di un ricollocamento sulle scene globali. Del resto, chi mai potrebbe negarci un primo posto, considerando con sincerità la nostra cultura, le nostre bellezze geografiche e architettoniche e, non ultima, nostra innata simpatia?

Gabriella Magnoni Dompé