Cinema

L’addestramento spaziale di “Ender’s game”

Giorgio Raulli
1 novembre 2013

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In un imprecisato futuro, la Terra viene attaccata da un’ostile razza aliena, respinta grazie alle abilità del Comandante Mazer Rackham (Ben Kingsley); per prepararsi a fronteggiare un nuovo attacco, i bambini più capaci vengono arruolati nella Scuola di Guerra in età precocissima per essere addestrati: tra i cadetti del Colonnello Graff (Harrison Ford) si fa notare il brillante Ender Wiggin (Asa Butterfield), tanto da guadagnarsi la promozione alla Scuola di Comando, dove sarà addestrato dallo stesso Mazer.

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Il regista Gavin Hood si cimenta in un classico della letteratura americana per ragazzi, Il gioco di Ender (1985) di Orson Scott Card. Il libro, vincitore di numerosi riconoscimenti, vuole essere il tipico romanzo di formazione, dove la moralità dei personaggi e la loro maturazione sono centrali rispetto ad una storia, quella bellico-fantascientifica, che tutto sommato è solo un pretesto: molti i monologhi interiori e le descrizioni di riflessioni e stati d’animo, passaggi che se in un libro sono pregevoli, in una trasposizione cinematografica sono molto spesso causa di scivoloni. Il regista riesce a cavarsela, anche se, proprio per la difficoltà di tradurre sul grande schermo le psicologie, risulta sbrigativo in molti punti e vago su certi dettagli, quantomeno per chi il romanzo non l’ha letto; non a sfavore invece giocano le scene d’azione, intrise di epicità e ragionamento morale piuttosto che di banale confusione in stile Fast and Furious.

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Nel delicato genere della fantascienza Ender’s Game riesce comunque a porsi un bel po’ più in alto rispetto alle recenti pellicole dalla trama pressoché identica (nemici che minacciano il pianeta, prescelti addestrati per salvare gli umani, e così via): se non altro, molto probabilmente grazie al testo da cui è tratto, questo film riesce ad affrontare tematiche interessanti sacrificando un po’ la spettacolarità. La dicotomia tra sentimento e brutalità, l’importanza del pensiero individuale, il problema della guerra come strumento di pace, sono tra le riflessioni più rilevanti che la storia ci sottopone, le quali non lasciano il film aperto solo ad un pubblico di giovani e ragazzi, ma a tutti gli spettatori interessati.

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Questa pellicola dividerà sicuramente il pubblico in due fazioni: una lo troverà convincente e profondo, l’altra non rimarrà convinta dalla storia un po’ banale alla Starship Troopers. Tra i sicuri pregi di Ender’s Game ci sono comunque il cast (soprattutto il giovanissimo Butterfield) e le ingegnose soluzioni registiche per alcune effetti speciali.

Giorgio Raulli


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