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Sport

L’addio di Berlusconi, il male dell’Inter

Riccardo Signori
27 febbraio 2017

Gigio Donnarumma

Non proprio in punta di piedi, ma quasi, domenica si è conclusa l’era di Silvio Berlusconi al Milan. Detto tutto con il condizionale, perché finchè i soldi non finiranno nella casse Fininvest e i cinesi non spunteranno davvero, non solo nelle chiacchiere, non c’è da fidarsi. In Italia siamo abituati ai colpi di scena e alle sceneggiate.

Però se la partita del Milan con il Sassuolo è stata l’ultima con Berlusconi presidente, non si può dire che sia stata un’uscita di scena carica di gloria. Anzi, forse la peggiore pensabile per un presidente che ha sempre messo come fiore all’occhiello le vittorie, le coppe, i trofei, il giuoco e i campioni ingaggiati per il club.

Riassumiamo: il Milan ha vinto con un rigore molto, molto dubbio, invalidato da un errore in fase di calcio, tanto da proporre perfino un errore tecnico(convalidare un rigore chiaramente non valido) al quale l’arbitro dovrà rispondere, e al termine di una partita nella quale sviste e valutazioni arbitrali hanno favorito i rossoneri. Non proprio un saluto glorioso. Aggiungiamo che l’ultimo goleador-marcatore della pomposa era berlusconiana è un centravanti che il popolo non ama, anzi giudica in negativo per il suo assenteismo durante la partita. Carlos Bacca è stato l’ultimo botto degli acquisti berlusconiani, peccato sia fallimentare nella resa di questa stagione e sia stato alterno in quella passata.

Insomma, ricordare il Milan di Berlusconi per l’ultimo gol del colombiano e per il suo acquisto, sarà un brutto scherzo del destino (e del mercato) fatto al quasi ex presidente.

Del resto è anche vero che l’ultimo periodo berlusconiano non è stato carico di gloria. La conquista della Supercoppa forse avrà risollevato gli animi, ma come dimenticare i tanti errori nel mercato, la scomparsa magia che, una volta, accompagnava il credo e il sapere calcistico del presidente? Finita l’epoca dei grandi investimenti, pare che il Milan e il suo padrone abbiano smarrito la capacità di intuire il valore dei giocatori. Gli affari calcistici sono andati in sbandata continuata e quando c’è stata la possibilità di acquistare  calciatori di valore (Carlos Tevez), meglio dimenticare cosa accadde.

Buon per tutti che Gigio Donnarumma, oggi appena diciottenne, sia stato pescato dal fiuto e dall’intuito di Sinisha Mihajlovic. Il portiere è il forziere d’oro lasciato ai (probabili) padroni cinesi. Così come Giussy Farina lasciò Baresi e Maldini, Costacurta, Tassotti e Filippo Galli insieme a Chicco Evani e qualche altro, in dote a Berlusconi. Gran bella eredità che lanciò un grande Milan. Quella berlusconiana si ferma a Donnarumma (premiato dal gruppo lombardo giornalisti sportivi come atleta dell’anno 2016) e forse Locatelli. Difficile capire se Suso e Bonaventura siano eredità a lungo termine.

Insomma fra Berlusconi e il Milan poteva finir meglio. Se finirà. Per ora sappiamo che Babbo Natale (720 milioni da sborsare) è cinese. Vediamo sa sarà milanista.

Radja Nainggolan

L’ultima domenica è finita male l’Inter. Milano non ride, stando in coda ai posti per una prossima stagione in Europa. La formazione nerazzurra è stata nettamente battuta dalla Roma ed ha spiegato, una volta per tutte, i suoi limiti e i suoi mali. Suning dovrà ancora sborsare molti milioni per pensare in grande. Squadra composta da mezzi giocatori: non c’è uno che davanti ad avversari forti, o più forti, dimostri personalità, grinta, capacità di reggere il confronto anche caratteriale. Finora l’Inter ha vinto con le squadre piccole e perso con tutte le (presunte)grandi del campionato. Più delle parole, dicono i risultati.

Davanti al centrocampo romanista, composto da Nainggolan, De Rossi, Strootman, aiutati da Salah e Bruno Peres, e avendo Edwin Dzeko come assoluto punto di riferimento, quelli dell’Inter sono andati letteralmente in barca: scardinati da Nainggolan, ma anche dalla loro pochezza. Il folleggiante  Brozovic e il supervalutato Joao Mario sembravano carta veline svolazzanti sul campo, Candreva il solito micino miagolante, Kondogbia un giraffone annebbiato, il povero Gagliardini ha scoperto che, all’Atalanta, c’era gente capace di aiutare meglio il resto della squadra: ed è affondato. Icardi è stato il classico “ci sono-non ci sono”.

Ecco, per chi non l’avesse capito: questa è l’Inter. Con mezzi giocatori sarà sempre una incompiuta. Bravi quando si esaltano, pecorelle quando gli altri dimostrano di essere più forti. Spalletti e la Roma le hanno chiarito i concetti: Pioli e soci possono solo ringraziare. E magari cominciare a migliorare.


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