Cinema

L’altra metà della storia: l’inganno dei ricordi abbelliti dalla memoria

Michela D'Agata
19 ottobre 2017

L’altra metà della storia (in originale The sense of an ending) è il nuovo film diretto da Ritesh Batra (The Lunchbox), tratto dal romanzo best-seller del 2011  “Il senso di una fine “ di Julian Barnes.

Tony Webster (Jim Broadbent), l’io narrante nel romanzo, è un testardo ed introverso pensionato divorziato, padre assente di una figlia single che sta per avere un bambino. La sua vita cambierà quando scopre di aver ricevuto in eredità il diario di Adrien, il suo più caro amico d’infanzia, lasciatogli dalla madre della sua fidanzata dei tempi dell’università, Veronica (Charlotte Rampling), che – ormai anziana – è ora in possesso del diario. L’enigmatica Veronica, amore di gioventù di Tony, l’aveva tradito proprio con il suo migliore amico Adrien.

Il diario spalancherà una porta sul passato e farà riaffiorare ricordi sepolti e rimossi, riaprendo ferite e rimettendo il passato in discussione.

Tony dovrà confrontare la sua memoria con quella di Veronica ed Adrien e ciò  lo costringerà a fare i conti con ciò che ha omesso ed ha aggiustato per facilitarsi la vita. Riuscirà Tony ad assumersi la responsabilità delle azioni compiute così tanti anni prima? Questo sarà sufficiente o è ormai troppo tardi?

La pellicola, strutturata con innumerevoli flashback, si snoda tra rimpianti, sensi di colpa, frustrazioni e sentimenti mai sopiti, che forse difficilmente porteranno a dare “il senso di una fine”.

Il doppio binario tra presente e passato è colonna portante dell’intera narrazione: la nostra identità presente è data da ciò che ricordiamo del nostro passato, o meglio di ciò che decidiamo di ricordare; i ricordi sono ingannevoli perché falsasti, filtrati ed abbelliti dal tempo e dalle nostre emozioni.

La regia è classica e limpida nella struttura; le inquadrature sono sovente simmetriche e i flashback per nulla confusionari. È facile empatizzare con il personaggio tipizzato di Jim Broadbent, un uomo scorbutico ed egocentrico sulla via della redenzione, mentre Charlotte Rampling, in un ruolo che richiama fortemente quello interpretato nel film “45 anni”, si riconferma un’interprete straordinaria.

Un film drammatico ed estremamente malinconico che  vi renderà spettatori di un intricato puzzle da risolvere i cui tasselli sono i ricordi omessi di una vita che cela una dolorosa verità.


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