Letteratura

L’anima di un libro fatta di Tenebre e Ghiaccio

Marina Petruzio
15 dicembre 2013

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Leigh Bardugo, bionda israeliana cresciuta a Los Angeles, porta in Italia la sua trilogia Grisha grazie a Piemme edizioni, introducendoci così in quel mondo di Tenebre e Ghiaccio, Bianco e Nero, che sta oramai appassionando milioni di fan.
Nero: il colore dei potenti Maghi Oscuri del Regno di Ravka. Nero come le tenebre che lo dilaniano, una fascia di oscurità impenetrabile, la Distesa delle Tenebre, popolata da spietati mostri Volcra. Viene anche detta Mar Fosco per tranquillizzare soldati e mercanti che quotidianamente si imbarcano sui solcadune, silenziose imbarcazioni a vela, che attraversano l’arida piana sabbiosa nel tentativo di raggiungere Novokribirsk e poi, se ancora vivi, da lì ad Os Bassa e finalmente l’accesso al mare…
Nero come i lunghi caftani dai pesanti ricami indossati dai maghi.
E bianco come la neve e i ghiacci della Tsibeya, la regione ghiacciata a nord di Os Alta, la città fortezza circondata da doppie mura dove risiedono i ricchi, gli ufficiali governativi e militari, le loro famiglie, le loro amanti. I bellissimi Grisha. Un luogo di bellezza e mistero dove in realtà caos e corruzione la fanno da padroni. Bianco come la neve ed il ghiaccio che coprono le piste che Mal percorre alla ricerca disperata del Grande Cervo e del suo importantissimo e potente palco…

L’Europa medievale è la collocazione temporale, la fredda Russia degli Zar, il luogo inedito – e a differenza di altri fantasy ben definito e caratterizzato – dove si svolge l’azione. Una nazione storicamente povera, con un esercito mal assortito di servitori della gleba, di orfani, i nessuno di ogni regione. L’esercito peggio equipaggiato di sempre, dove ognuno trova il suo posto grazie ad un’organizzazione ferrea in cui tutti servono a qualcosa, dove la competenza, il proprio ruolo, determina l’appartenenza, il livello di schiavitù, il luogo di lavoro e la residenza.
Dove la disparità tra ricchi e poveri è radicale e nel libro molto ben tracciata: nelle descrizioni delle ricche tende Grisha e nel puntuale tratteggio di abiti e scarpe dell’esercito errante, che si sposta a piedi per raggiungere confini più sicuri dove trovare riparo.
Un mondo dove armi da sparo e magia nera si confrontano in una lotta impari.

In questo contesto due bambini, orfani, Mal e Alina crescono assieme: uno forte e sano l’altra esile e malaticcia. Sempre assieme. Per Alina Mal è quel fratello, compagno di giochi, amico adolescente, unico uomo della sua vita, da cui non vorrebbe mai separarsi. Ma Alina racchiude in sé un grande segreto, un grande potere di cui non vuole essere consapevole.

Che Leigh Bardugo, nella vita make up artist, appassionata di mostri, costumi scenici e moda, abbia creato un mondo parallelo con la sua trilogia, studiandolo nei minimi particolari, lo si intuisce sin dalle prime pagine.
É una mano che modella, la sua, che ridefinisce i lineamenti di un viso, che ridisegna profili, lunghezze d’occhi, che esalta luminosità ed ombreggiature. Una dote che è quasi un potere, quello che può donare giovinezza od imbruttire irreparabilmente – lo stesso potere conferito a Genya, la sarta di Corte, altra figura emblematica da seguire con interesse anche nei prossimi capitoli della saga.
Ma nulla in Ravka è mai ciò che sembra. E Alina e Mal lo scopriranno ben presto.

Marina Petruzio

“Tenebre e Ghiaccio” di Leigh Bardugo, edizioni Piemme, traduzione di Flora Bonetti, pp. 283
Molto interessante il sito dell’autrice www.leighbardugo.com


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