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L’art Confusion dei Fratelli Zucchi

staff
5 aprile 2011


– Non sarà per caso egocentrico?
“Sì lo sono…un pochino” – risponde Lucio Zucchi, noto architetto a riposo e oggi noto pittore a tempo pieno.
La mia domanda impertinente non lo coglie di sorpresa, tuttavia il fatto che la sua sagoma stilizzata – o magari il suo autoritratto, riassunto nei caratteristici occhiali rotondi – si intrufoli spesso tra le sue opere, è ben altro che un bisogno di protagonismo. Bensì un desiderio di far partecipare, un’ansia di creare una corrispondenza tra l’artista situato all’interno della tela e chi la guarda dall’esterno. Con una ironica, complice, divertita strizzatina d’occhio al fruitore dell’immagine.
Del resto Lucio, abile pittore, è una persona amabilmente understated, semplice come sa esserlo chi vale ed è veramente preparato, altro che egocentrico!
I suoi lavori si inscrivono quale proseguo della tradizione metafisica e surrealistica (in particolare di Giorgio De Chirico) e attraggono soprattutto per quella accurata e meticolosa descrizione di paesaggi e di interni violati dall’introduzione di figure, di volti (compreso il suo) o di mani dalle proporzioni esagerate.
Tali dimensioni, apparentemente illogiche, provocano nell’osservarle qualche turbamento che induce a nuove modalità di contemplazione.
Molto più che la maggior parte dei suoi dipinti nasce da celebri capolavori dell’arte contemporanea nei quali interferiscono e si confondono fino ad immedesimarsi in un inedito dell’originale.
Ecco allora che la figura di Lucio si intrufola in un dipinto di Mark Rothko o fa capolino nella Via Crucis di Barnett Newman.
I suoi più recenti lavori suggeriscono intanto un’affinità con Salvator Dalì.
Difatti Life in the Death Valley raffigura un paesaggio pseudo normale, ma una figura femminile e una enorme mano emergono dalla sabbia e dalle pietre…
L’Arte Moderna è sullo sfondo anche delle fotografie di Dario Zucchi, fratello di Lucio.
Per realizzarle si reca nei Musei, si apposta in prossimità di celebri opere e attende e attende finché la situazione non gli fornisce l’occasione per lo scatto.
Una sorta di ipotetico zenit Dario lo trova quando i visitatori mostrano una certa assonanza di colori, forme e atteggiamenti.
I suoi personaggi non sono mai in posa, bensì osservati furtivamente mentre osservano.
Come la donna dai lunghi capelli biondi colta di spalle mentre ammira un quadro di Alfaro Siqueiros e si confonde con esso.
Sbalorditiva l’interazione fra cromie e motivi dello scialle della donna fotografata di fronte alla Zingara addormentata di Henry Rousseau!
Così le opere con le quali interagisce si modificano, si completano e rivelano pregnanti accostamenti tra l’onirico e la vita reale.
E cosa succede quando un dipinto di Lucio è fotografato da Dario, oppure quando Lucio nei suoi quadri si serve delle immagini di Dario?
Si crea una perfetta fusion o meglio una confusion con nuove immagini pervase di fantasia e di umorismo.
Così l’appassionato apporto e riferimento all’Arte Contemporanea, con i dipinti di Lucio Zucchi e le fotografie di Dario Zucchi, è apparso nella mostra ARTconfusion tenuta alla Galleria Blanchaert di Milano dal 30 marzo al 3 aprile 2011.
ARTconfusion è anche il titolo del volume edito da Tecniche Nuove, illustrato dalle opere dei due artisti, più l’erudito apporto critico di Alberto Pasolini Zanelli, Eric Denker e Roberto Borghi che credono in queste irripetibili armonie.

 

Marisa Gorza


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