Arte

L’arte degli “occhi interiori”: un dialogo con Mirko Lucchini

Luca Siniscalco
26 luglio 2014

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Atmosfere rarefatte e sapiente uso dei colori, come già emergeva dalle tele mistiche del Blaue Reiter e dalle opere geniali di Kandinsky: questo il forte impatto delle tele di Mirko Lucchini, giovane artista italiano. Le somiglianze non si fermano qui: Kandinsky affermava ne Lo spirituale nell’arte di apprezzare la teosofia della Blavatsky e di voler restituire all’arte quella dimensione autenticamente spirituale ormai perduta; Lucchini è un attento lettore di Steiner e unisce la pratica pittorica all’esercizio letterario – ha pubblicato due raccolte di poesie (Canti, ed. Montedit, 2011; Nel Tempo, ed. Il Giardino degli Ulivi, 2011) e un racconto breve (La figlia del mare, ed. Il Giardino degli Ulivi, 2012) – per esprimere un denso vissuto interiore e darne rappresentazione mitopoietica. É nel suo personale e insieme archetipico universo che ci siamo calati in questo dialogo.

Gli amanti - olio su tela, 50 x 35 cm, 2014

Gli amanti – olio su tela, 50 x 35 cm, 2014

L’arte è stata interpretata mediante concettualizzazioni quanto mai variegate: passatempo ludico, svelamento della verità, trasfigurazione estetica, mimesi del reale. Che cosa rappresenta per te l’arte e, in particolare, la pittura?
L’arte ha sempre rappresentato uno strumento di dialogo tra l’uomo e il mondo spirituale.
L’arte pittorica, di per sé, rappresenta la possibilità che ha l’uomo, l’artista, di riprodurre il mondo così come lo percepisce.
Per quanto mi riguarda, la pittura oggi dovrebbe rappresentare in immagini le percezioni che l’artista ha del mondo e delle cose che ad esso appartengono, visibili e invisibili.
La riproduzione quindi di ciò che l’artista sperimenta, osservando il mondo attraverso non soltanto gli occhi fisici, ma anche con i propri “occhi interiori”, e che nella pittura trova il mezzo con il quale rendere visibile tale vissuto.

Il cervo bianco - olio su tela 70 x 100 cm, 2014

Il cervo bianco – olio su tela 70 x 100 cm, 2014

L’incontro con il pensiero di Rudolf Steiner è stato decisivo nel tuo percorso artistico ed esistenziale. Quali sono le ragioni di questa fascinazione?
Ho incontrato il pensiero di Rudolf Steiner proprio attraverso l’arte pittorica. A ventidue anni, dopo alcuni anni di pittura da autodidatta, ho iniziato a frequentare a Roma dei laboratori di pittura ad acquerello, a indirizzo antroposofico, poiché cercavo delle risposte in merito al senso dell’arte e del colore. Da qui lo studio dei testi del Dott. Steiner, in particolar modo nei cicli di conferenze riportati nei saggi L’Essenza dei colori e La missione universale dell’arte, hanno chiarito i miei pensieri.
Questa è stata la prima fascinazione: aver trovato qualcuno che parlasse dell’arte, non solo filosoficamente ed esotericamente, ma osservandola anche in un’ottica scientifica, ad esempio riprendendo e ampliando, come Steiner fece, il lavoro di Goethe sul colore.
Di seguito ho proseguito i miei studi, frequentando un corso di formazione in pedagogia nel metodo Waldorf-Steiner e questa fascinazione è proseguita nel campo pedagogico. Diciamo che un personaggio come Rudolf Steiner non può non colpire e stuzzicare la curiosità di chi si pone domande sulla vita, avendo trattato tutto il trattabile: dall’arte alla scienza, dalla medicina all’agricoltura, dalla pedagogia all’economia.

Convivio - olio su tela 40x30 cm, 2014, Collezione privata

Convivio – olio su tela 40×30 cm, 2014, Collezione privata

I soggetti delle tue opere sono tanto contemporanei nella loro massificata diffusione, quanto “inattuali” nella loro peculiare espressività simbolica e trasfigurante. Il convivio, l’amore, la molteplicità umana, la dimensione dionisiaca e l’Europa – giusto per fare alcuni esempi – sono sulla bocca di tutti. Eppure nelle tue tele appaiono in una luce “altra”. Come convive questa polarità?
Dici bene, sono soggetti allo stesso tempo contemporanei e “inattuali”. Questo perché siamo abituati a osservare e a contemplare queste tematiche secondo la loro natura inferiore. Quando parliamo di convivio, osservando magari una bottiglia di vino con due bicchieri, si pensa solitamente all’ebrezza dell’ubriacatura; quando si parla della molteplicità umana si pensa ad una, più o meno latente, schizofrenia; quando si parla di Europa si pensa alle banche. Non sono sbagliate tali osservazioni, sono il lato oscuro di quei temi e io, dal canto mio, cerco di metterne in luce il bello. Il convivio diviene un effondersi di colori e luci che rendono l’attimo dell’incontro qualcosa di speciale; la molteplicità umana diviene una confluenza di pensieri e moti d’animo che hanno la loro sintesi nell’identità dell’individuo, nell’Uomo; l’Europa, che la tradizione greco-romana vuole rappresentata dalla principessa Europa in sella a Zeus trasformato in toro, ritorna ad essere un simbolo antico, con la speranza di poter assistere all’unità dell’Europa dei Popoli.

Europa - acquarello su carta, 21 x 30 cm, 2014

Europa – acquarello su carta, 21 x 30 cm, 2014

La critica ha espresso giudizi molto positivi sulla tua opera: sei stato definito “un aedo, un bardo, un poeta della parola e dell’immagine”, la tua pittura è stata caratterizzata come un “tendere, attraverso la vivezza delle sfumature e l’evanescenza delle forme, a superare il peso materico e ad attingere alla dimensione sovrasensibile”. Sei soddisfatto? Concordi con questi giudizi?
Beh, quando vengono dette cose belle sul proprio conto, è falso negare di esserne compiaciuti. Sentire il proprio ego godere dei complimenti è sempre piacevole, anche se, un po’ per il mio temperamento tendenzialmente malinconico, non sono mai soddisfatto a pieno del mio lavoro.
Sono giudizi che descrivono quello che è il mio intento quindi, sì, posso dire di essere concorde e, più che gratificarmi, mi danno coraggio per andare avanti su questa strada, essendo cosciente che è un percorso dove non si smette mai di crescere e sperimentare, in cui ho ancora molto da imparare.

Molteplicità - Acrilico e olio su cartone telato 20 x 30 cm, 2013

Molteplicità – Acrilico e olio su cartone telato 20 x 30 cm, 2013

Progetti futuri?
Di progetti ne ho diversi, ma ce n’è uno che ho molto a cuore, sia per questioni biografiche familiari che per riconoscenza agli uomini che hanno sacrificato la propria vita durante la Grande Guerra. Il lavoro in questione, in occasione della ricorrenza dei 100 anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, è un omaggio alle vittime di tutte le guerre e avrà come titolo: “Rose, Rovine e Amanti”. Il titolo riprende il nome di un gruppo neofolk italiano e l’ho scelto poiché, ascoltando un loro brano, ho preso coscienza dell’immagine che volevo rappresentare. A lavoro terminato, il quadro sarà donato al X Municipio di Roma, dove sono nato e cresciuto.

Intervista a cura di Luca Siniscalco


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