Arte

“L’artista è il nipote di Dio”: Leonardo da Vinci approda a Milano

Luca Siniscalco
19 aprile 2015
Leonardo da Vinci  Ritratto di dama (La Belle Ferronnière o “Presunto ritratto di Lucrezia Crivelli”) (1493-1495 circa) olio su tavola di noce, 63 ✕ 45 cm Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, Collezione dell’Imperatore Francesco I

Leonardo da Vinci
Ritratto di dama (La Belle Ferronnière o “Presunto ritratto di Lucrezia Crivelli”) (1493-1495 circa)
olio su tavola di noce, 63 ✕ 45 cm
Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, Collezione dell’Imperatore Francesco I

Il 15 aprile 1452 nasceva un gigante della cultura europea. Il 15 aprile 2015 Milano, città intimamente connessa all’edificazione della sua fama, inaugura una mostra dedicata alla sua opera, non tanto al fine di celebrarne retoricamente il genio, quanto allo scopo di individuare i nessi fondanti della sua molteplice azione culturale. Stiamo naturalmente parlando di Leonardo da Vinci e dell’esposizione Leonardo 1452-1519. Il disegno del mondo. La mostra, allestita presso Palazzo Reale e aperta al pubblico dal 16 aprile al 19 luglio 2015, avvia a ridosso dell’Expo un itinerario leonardesco che può idealmente proseguire nei numerosi luoghi milanesi collegati alle intuizioni del poliedrico toscano, che nel capoluogo lombardo visse per un ventennio al servizio degli Sforza: la Biblioteca Trivulziana e la Sala delle Asse nel Castello Sforzesco, la Pinacoteca Ambrosiana, la Pinacoteca di Brera, il museo Poldi Pezzoli e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia.

Leonardo da Vinci Testa di donna, detta “La Scapiliata” (1504-1508 circa)  terra ombra e ambra inverdita lumeggiata di biacca su tavola di pioppo, 24,7 ✕ 21 cm  Parma, Galleria Nazionale

Leonardo da Vinci
Testa di donna, detta “La Scapiliata” (1504-1508 circa)
terra ombra e ambra inverdita lumeggiata di biacca su tavola di pioppo, 24,7 ✕ 21 cm
Parma, Galleria Nazionale

L’esposizione di Palazzo Reale si configura come la più ampia e importante mostra dedicata a Leonardo in Italia. Ne testimoniano la rilevanza gli organi coinvolti: posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, la mostra è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che ha concesso in via eccezionale la garanzia di Stato, e dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura. La valida curatela di Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, fra i massimi esperti mondiali dell’artista rinascimentale, si è confrontata con due antecedenti storici – la mostra leonardesca del 1939 al Palazzo dell’arte di Milano e quella alla National Gallery di Londra del 2011 – per identificare le linee guida di un itinerario che, senza pretendere di essere definitivo, ambisce a inquadrare organicamente la figura di Leonardo. Le oltre 200 opere raccolte, provenienti da un centinaio di musei e istituzioni, testimoniano una efficace sinergia, fondamentale per rendere visibile al pubblico la trasversalità di questo poliedrico personaggio: il confronto fra le diverse arti – pittura, scultura e disegno –, il rapporto con la classicità, la tensione utopistica, l’analisi dell’anatomia e dei moti dell’animo, nonché lo studio della meccanica, sono fra i nessi cardinali individuati dai curatori. A fungere da sfondo dell’intera esposizione è il tema del disegno, fondamento imprescindibile di quell’approccio unitario al sapere che può offrire tanti spunti di riflessione alla nostra contemporaneità, influenzata da una visione iperspecialistica e settoriale della conoscenza. Fra statuti vincolanti e steccati insuperabili, la cultura moderna invoca e reclama visioni d’insieme, prospettive globali e paradigmi esplicativi – gli unici atti, senza abbandonare i criteri di scientificità, a offrire cornici di senso costruttive all’interno di un fecondo dialogo interdisciplinare. Leonardo diviene così emblema di una proposta culturale alternativa, in cui arte e scienza non si oppongono, bensì interloquiscono lungo il tratto del disegno.

Leonardo da Vinci  Studio di volto femminile (1468-1475 circa) pietra nera (o punta di piombo), penna, pennello inchiostri marrone e grigio, biacca (parzialmente ossidata),  su carta preparata avorio, 281 ✕ 199 mm Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

Leonardo da Vinci
Studio di volto femminile (1468-1475 circa)
pietra nera (o punta di piombo), penna, pennello inchiostri marrone e grigio, biacca (parzialmente ossidata),
su carta preparata avorio, 281 ✕ 199 mm
Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

Quel tratto che offre concretizzazione visiva alle folgorazioni che percorrono ogni intuizione umana – che sia scientifica o artistica. La rappresentazione della natura nell’opera di Leonardo è pertanto rivoluzionaria: lungo un cammino che dal fiducioso ottimismo giovanile si conclude nella convinzione della sottomissione umana alle potenze elementari, la pittura rimane la “sola imitatrice de tutte l’opere evidenti in natura” (Trattato della Pittura). Essa è “nipota d’essa natura e parente d’Iddio”, raffigura tramite la prospettiva – da qui il ruolo fondante del disegno – quella natura percepita mediante l’esperienza, autrice, nella perenne metamorfosi delle forme, della genesi di ogni cosa. Il moto è causa d’ogni vita” (Codice Trivulziano): il ritmo del mondo è dunque dinamico e l’arte deve perseguire tale mimesi non reificante della realtà. Sulla tela Leonardo tenta di concretizzare quella pienezza dell’esserci che l’uomo sperimenta quotidianamente all’interno della sua relazione con l’altro da sé. In questo rapporto emerge con prepotente irruenza il tema della visione, quasi un richiamo alla consapevolezza classica, inscritta persino nella struttura stessa della lingua greca, della coincidenza fra l’atto percettivo della vista e l’atto conoscitivo. In questo senso la pittura assume le movenze della filosofia: l’amore per la conoscenza si rileva nella linea chiaroscurale del disegno. Lo ha ben compreso Alfred Baeumler, che nel suo saggio Estetica e annotazioni sulla teoria dell’arte identifica un nucleo antiplatonico fondamentale nell’estetica leonardesca: “L’occhio di questo spirito potente, volto unicamente alla realtà e alla ricerca della legge segreta che regola la formazione e la trasformazione delle sue forme, basa la propria ricerca sul mondo dei fenomeni. La pittura è per lui una scienza della natura: così come la scienza della natura ricostruisce questa, per così dire, una seconda volta, allo stesso modo anche la pittura non gli sembra altro che una “seconda natura””.

Leonardo da Vinci San Giovanni Battista (1506-1515 circa) olio su tavola di noce, 73 ✕ 56,5 cm Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, Collezione di Luigi XIV, acquisito nel 1661

Leonardo da Vinci
San Giovanni Battista (1506-1515 circa)
olio su tavola di noce, 73 ✕ 56,5 cm
Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, Collezione di Luigi XIV, acquisito nel 1661

I capolavori pittorici esposti nella mostra di Palazzo Reale assurgono ad emblema di questa lettura. Fra i più celebri ivi esposti non si possono dimenticare il San Girolamo della Pinacoteca Vaticana, la Madonna Dreyfus della National Gallery of Art di Washington, la Scapiliata della Galleria Nazionale di Parma, il Ritratto di Musico dell’Ambrosiana e tre fiori all’occhiello del Louvre: la Belle Ferronnière, la piccola Annunciazione e il San Giovanni Battista.

I codici originali di Leonardo e i numerosi disegni esposti arricchiscono la mostra, insieme alle iniziative collaterali: l’App “Being Leonardo”, gli approfondimenti organizzati fuori sede e il catalogo di oltre 600 pagine prodotto da Skira e Comune di Milano/Palazzo Reale.


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