Sport

“Lascio il fioretto, non lo sport”: intervista a Valentina Vezzali

Riccardo Signori
8 febbraio 2016

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Sto per appendere il fioretto al chiodo. Valentina Vezzali lo dice in uno sbuffo di parole: secche, veloci, precise. Come la sua scherma.
Aggiunge: Ma smetto con serenità. Par di vederla abbassare la maschera bianca, sulla divisa candida, per evitare che se ne intraveda l’espressione degli occhi. Un modo di ripararsi dal sentimento, per preservare l’ultima sensazione. Valentina, 42 anni il giorno di San Valentino, si è regalata una scia di medaglie (9 olimpiche, delle quali 5 individuali, 25 mondiali, 24 europee) come fossero l’aureola della grande campionessa. Venti anni fa la prima olimpiade ad Atlanta, da allora sempre sul podio, ora si ferma prima. Venti anni dopo è moglie, madre, donna di successo anche fuori della pedana, onorevole. Pronta a lasciare il fioretto, non lo sport. Martedì 2 febbraio ha difeso, in Parlamento, il sogno olimpico di Roma 2024. Voce incrinata dall’emozione, ma colpi dritti, parole che andavano al dunque. Ce l’ha fatta: la mozione è passata, l’Italia continuerà a sognare.

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E, invece, lei Valentina? Ultimo giro e quale sogno?
Concludere bene con una bella medaglia agli europei di giugno in Polonia. Lo sport mi ha regalato emozioni che mi porterò dentro sempre. Ora vorrei restituire qualcosa.

Per esempio?
Combattere per inserirlo meglio nelle scuole primarie, direi fin dalla scuola materna.

Parla da sportiva o da onorevole?
In Parlamento lo sport è trattato come il fanalino di coda, ma ora siamo in tanti, diverse persone del mio mondo. Per vincere una Olimpiade servono tanti piccoli passi avanti. Ho sempre avuto l’idea che volere è potere.

Quest’anno sarà spettatrice delle Olimpiadi, come le vivrà?
Per me è un momento particolare, dopo averne disputate 5. Non mi sono mai risparmiata. Ora chiudo. Forse capiterò a Rio oppure starò davanti alla Tv. Ma tiferò Italia e per tutti gli italiani.

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Anche per le quasi ex compagne Di Francisca ed Errigo? Se dovesse dire chi va sul podio olimpico?
Le mie colleghe porteranno avanti la tradizione vincente del fioretto. La scherma non ha mai tradito. Una o l’altra sul podio purchè si vinca, anzi oro e argento. Peccato non ci sia la gara a squadre, sennò potevamo ripetere la tripletta di Londra. Forse,  a squadre, potevo esserci pure io: per la mia sesta Olimpiade. Ma il regolamento va accettato.

Se non fosse andata in pedana, quale sport avrebbe provato?
Danza classica. Invece, a sei anni, mi sono trovata con il fioretto in mano. Non saprò mai come sarebbe finita.

Nel 2009 ci ha provato a “Ballando con le stelle”…
Ecco, ho capito che mi riesce meglio ballare sulla pedana!  Ci sono andata su suggerimento del mio maestro d’arma: voleva che staccassi la spina un po’. Mi disse: “Se no non arrivi alle Olimpiadi di Londra”. Mi alleno 5-6 ore al giorno. Il segreto è essere fortemente motivata.

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Ha già un hobby per il futuro? Cucina, moda, viaggi…
In cucina sono un disastro. Invece mia mamma sarebbe pluricampionessa olimpica. Le basta mezzora e ti sforna cappelletti, ravioli di zucca, tutto. Così mi sono adagiata. La scherma ha tre armi. Io ho scelto la quarta: la forchetta.

Moda?
Certo, basta con il bianco della divisa. Mi immagino con sandali tacco 10, vestiti eleganti ma semplici. Acconciatura e trucco che mostri la qualità del viso e faccia risaltare gli occhi. Via la maschera che nasconde la tensione, quella che poi si esprime nell’urlo liberatorio.

Lascia il fioretto e anche lo sport?
Non mollo. Farò attività perché serve a tutte le età.

Politica o politica sportiva?
Non c’è distinzione. Lo sport fa parte della mia vita e continuerò a battermi per lui. Credo alla Olimpiade di Roma 2024. L’Italia ha bisogno di valori e lo sport ci può riunire senza distinzione di sesso, razza o altro.

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C’è chi è pro olimpiade e chi contro…
Vedo il bicchiere mezzo pieno. Sarà un’opportunità.

In passato c’è stato chi ha raccolto 25mila firme perché non la voleva ministro dello sport. Il ricordo pesa?
Siamo 60 milioni. Non si può piacere a tutti. Me ne faccio una ragione e magari mi servirà per cercare di migliorare.

Dopo la Vezzali un’altra donna, Federica Pellegrini, potrebbe fare la portabandiera a Rio: un caso?
Sono certa che verrà scelta la persona giusta e adeguata. È un grande onore e un grande onere: sei un punto di riferimento.

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Il più bel ricordo della storia sportiva?
Avevo 10 anni, i genitori mi accompagnarono al primo campionato italiano categoria ‘prima lama’. Davanti al palazzetto lessi un cartello, diceva: “Molti partecipano, uno vince”. Sembrava scritto per me. A fine gara, mio padre non mi lasciò neppure il tempo dell’ultima stoccata: mi fece roteare in aria. Come aver vinto un’Olimpiade. Vide solo quella. Morì  che avevo 15 anni, non visse tutti gli altri successi: dal cielo certamente non mi ha mai lasciata sola.

E ora dove la porta il cuore?
A credere ancora nello sport e a dire grazie a mia madre. Ho fatto sport e politica, avuto figli, mi sono sposata e non è mai mancato l’aiuto. È il motore di tutto, il cordone ombelicale non si è mai rotto. Noi donne, per predisposizione genetica, riusciamo ad organizzarci. Gli uomini non hanno questa indole. Le donne credono e lottano, se ci mettono energie ottengono risultati. Non a caso lo sport italiano sta parlando molto al femminile. Ma a Rio non c’è differenza: uomini, donne, spero solo che vincano.


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