Leggere insieme

L’Attesa

Marina Petruzio
28 agosto 2016

lattesa

L’Attesa è l’ultimo albo illustrato nato in Edizioni Corsare, scritto e illustrato da Daniela Iride Murgia.

L’ho incontrata per la prima volta a Bologna durante l’ultima edizione della fiera. Seduta allo stand del suo editore illustrava piccoli autografi sugli albi che i suoi lettori le porgevano. Sono state alcune cose, piccoli gesti, atti di cura, che mi hanno affascinata.

La prima è che Daniela Iride sfoggia con estrema grazia un taglio di capelli cortissimo. Eppure sino a quel momento l’avevo immaginata con una chioma di capelli indomabile! La seconda, il suo astuccio: per chi disegna o lo ha fatto, l’astuccio rappresenta un vero e proprio pozzo, uno scrigno di cose preziose e ai più misteriose. La zip di quello di Daniela Iride celava una serie di sottili cartoncini intagliati a foggia di foglia, di piuma, dai colori soavi, che lei prendeva e delicatamente usava per illustrare dediche tridimensionali.

Poi quella cartolina, l’illustrazione che chiude l’albo: un bimbo dorme rilassato, le braccia incrociate dietro alla testa, un incarnato roseo sul quale risaltano gote colorite, traccia di giochi e corse a perdifiato su tappeti erbosi.

Pezzi di tessuto, tele che ricordano i vecchi materassi, un pezzo Toile de Jouy, micro disegni e pois, ne tratteggiano la forma, il pigiama, la cuffietta, il copriletto e il cuscino, una leggera ombreggiatura data a matita o carboncino ne approfondisce la sagoma, donandole rotondità.

Un rosso basso, un blu porcellana, l’azzurro dell’Oxford e un rosa deciso ma con delicatezza.

Un cucciolo bianco e nero osserva il sorriso felice del bimbo nel sonno e respira con lui, appoggiato al suo petto poco distante dal suo viso.

Un mobile di Calder in ultima di copertina.

Mi sono sembrati molti i punti d’incontro con questa illustratrice e tutti chiamavano a gran voce.

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E poi il titolo. L’Attesa. Di cosa?

Dalla cover qualcosa forse si intuisce in quel dondolo che non è un cavallo, in un passaporto speciale, in quella lettera C come Cane indicata a tutti con una freccia speciale, sul grande abbecedario a muro fissato all’angolo con un cerotto.

Era Gennaio.
A volte mi sentivo solo.
Avevo coltivato un dolce desiderio,
una verde speranza,
verde come l’erba che cresce cocciuta
e silenziosa ai bordi delle strade.
Così mi sono fatto coraggio
e ho chiesto a mamma e papà
con tono supplichevole:
– Potrei avere un cane? 

È un bambino che nella solitudine della sua unicità coltiva – cocciuto come quell’erba che si semina da sola e da sola si coltiva tra asfalto e porfido – un desiderio: avere un cane. E che costante e gentilmente continuerà a chiedere, esercitandosi a fare gli occhi dolci, ad andare sempre meglio a scuola, a promettere di educarlo, di accudirlo tutto da solo. Così, per tutto l’arco di un anno. Alimentando il suo desiderio, coccolandolo con immagini fiabesche che solo la fantasia ispirata di un bambino speranzoso può. Immaginandolo bianco con una macchia nera, ripetendo il suo nome una volta deciso, Macchia. Coraggioso e speranzoso, dolcemente deciso. Ma soprattutto disposto ad aspettare per veder realizzata la sua felicità. I mesi e le stagioni trascorrono tra le immagini oniriche di quei pensieri fanciulli di chi a mani giunte torna a domandare e di chi, lasciato in sospeso, torna a sperare, tingendo di verde i suoi sogni.

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È così che l’autrice apre all’immaginario paragoni surreali e il sogno.

Come se avessi chiesto di avere uno scoiattolo per fare un’amabile conversazione a colazione…
Come se avessi chiesto di avere uno stambecco muschiato che potesse comodamente  pascolare in salotto…
Come se avessi chiesto un fratello pulcinella con cui fare baruffa…
Come se avessi chiesto lucciole parlanti o degli insetti rilucenti…

Nulla è impossibile per un bimbo che ha un grande desiderio e deve alzare il suo sguardo e il suo viso per chiedere, per vedere il volto – altrimenti ne vedrebbe solo il vestito – di quella risposta tirata di chi ormai adulto vede in un cane un problema insormontabile e non già un sogno, quasi come uno stambecco muschiato in salotto, sebbene verde e folto d’erba di montagna, agile e leggero con zampe calzate da scarpette da funambolo per il bambino.

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Nelle immagini dell’infanzia si susseguono ghepardi e pitoni, pesci rossi e soffioni, pulcini e farfalle iridate a segnar l’attesa della metamorfosi del tempo che passa, ali che frullano come l’amore nella pancia.

E dopo un cane di peluche, ecco quello vero: l’attesa giustamente premiata, gli inverni mai più gelidi. Nulla di strano, solo un cane e la felicità di un bambino che mai dimenticherà il sogno più grande della sua vita e la speranzosa pazienza dell’attesa.

 

L’Attesa
di e illustrato da Daniela Iride Murgia
Edizioni Corsare
collana: illustrati
euro: 16,00
età di lettura: per tutti quelli che sanno aspettare


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