Arte

Lavori in corso nella Milano di Marranchino

Luca Siniscalco
1 giugno 2013

Le spatolate energiche, rapide e violente di Domenico Marranchino non sono nuove ai lettori di Luuk Magazine. L’artista, critico verso ogni forma di sterile iterazione dei medesimi stilemi, rifiuta  la stasi nelle sue tele così come nel suo percorso di continua crescita artistica: la sua nuova esposizione, “Milano, lavori in corso”, si erge a memento di tale tensione.

La mostra, organizzata dalla galleria Bagmilano nella sua sede espositiva presso il milanese Boscolo Exedra di corso Matteotti, rivela un Marranchino maturo e consapevole delle proprie qualità artistiche, un pittore capace di vivere la continuità figurativa e tematica dei propri lavori in un denso processo di incessante autosuperamento. L’artista procede infatti nella sua acuta analisi della Milano “città che sale” mostrando scorci di paesaggi urbani in cui le vie storiche del capoluogo lombardo si alternano ai cantieri operativi in vista dell’Expo 2015.

Il tratto neofuturista, adeguato ad esprimere la dimensione metamorfica, dinamica e proteiforme della città, delinea una estetica autenticamente politica in cui la processualità del reale pare scaturire da un puro luogo sorgivo di simboli e miti per la modernità.
Dialogando con l’artista si coglie una passione viscerale verso una pratica artistica che assurge a ricostruzione mitopoietica della vita stessa. Marranchino è uno degli ultimi esponenti di un’arte totale diretta a impregnare la vita di fulgidi slanci estatici in cui arte e vita danzano insieme compenetrandosi, senza scadere in superficiali ed atteggiati estetismi.

Il suo esordio artistico in età matura, legato a vicende biografiche, rende Marranchino desideroso di recuperare gli anni “perduti” alla pratica pittorica: il suo costante “corpo a corpo” con i colori e i materiali risponde a tale esigenza. Un’energia romantica, imbevuta di genialità, di potenza espressiva alternata a spunti nostalgici, mira alla totalità spostando tale ricerca ottocentesca dalle distese naturali ai paesaggi urbani.

Nelle tele del pittore riecheggia la notazione in base a cui “Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972). All’osservatore è concessa la possibilità di essere assorbito da tali sentimenti, di essere inglobato nella prospettiva del quadro, anche perchè è lui stesso a delinearne l’apparire in quanto parte di un paesaggio in cui tutti noi siamo inclusi e che noi stessi contribuiamo a delineare. In tale intricato rapporto fra soggetto e oggetto si rivela una profonda trasfigurazione del reale e dei materiali impiegati per la realizzazione delle opere.

Oltre alle amate tele dalle ampie dimensioni, Marranchino sorprende presentando splendidi disegni realizzati su scatole di colori e operando su grandi tubi in alluminio di condotte dismesse dell’aria condizionata, trovati in discarica e restituiti a nuova vita.
Lo stile dell’artista vede approfondite due linee direttive: i dipinti più colorati e passionali, segnati da una sbalorditiva vis mediterranea da un lato; i lavori monocromatici, dai toni raffinati ed eleganti, più freddi ed essenziali dall’altro. Dionisiaco ed apollineo, materia e forma, potenza magmatica e caotica e individuazione plasmante e configurante: due linee convergenti verso un progetto artistico di valore.

Luca Siniscalco


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