Leggere insieme

Le avventure di Zarafa

Marina Petruzio
4 aprile 2013


Quando termina il racconto vorresti ricominciarlo subito.
Vorresti continuare a trascorrere un po’ di tempo con Maki, avere ancora la possibilità di veder crescere Zarafa per sapere ancora cosa succederà poi e dopo ancora.
Vorresti risentire il caldo del deserto – “Caldo…come sempre…” ha detto Edoardo seduto accanto a me per caso guardando le dorate immagini di sabbia – e la fresca ombra del grande baobab.
Vorresti poter fermarti a giocare con i personaggi del racconto intagliati nel legno e far amicizia con i bambini del villaggio.
E vorresti poter avere anche tu per amica una giraffa!
Insomma non vorresti proprio concluderlo questo racconto così ricco della sua stessa storia e di spunti di riflessione e conversazione con i più grandi.
Ci parla di schiavismo: un uomo bianco, avido e spietato da non fermare il suo, ottimamente addestrato, mastino neppure davanti ai bambini. Incontriamo Maki, lo schiavo bambino ribelle e con una folta chioma di capelli scuri, per la prima volta in catene, spalle contro spalle, all’altrettanto piccola Soula.
Ci parla della ricerca del padre nel rapporto tra Hassan il Principe del deserto, l’Uomo Blu, e Maki che vede in lui la saggezza e la forza e la possibilità di non crescere da solo senza una guida.
Ed anche Hassan scoprirà letteralmente, passo dopo passo, immagine dopo immagine, nel lungo cammino tra l’Egitto e la Francia quanto anche Maki sia importante per lui, tanto da volersi annullare nell’oblio di alcol e fumo davanti alla sua perdita. Ma quando quell’abbraccio arriva vorresti mai più toglierti da quell’immagine.
Ci parla di reincarnazione e di Buddhismo, per parlar di morte e reincarnazione, e lo fa in modo soave quando nel mentre della traversata delle Alpi la mucca Mounh, gemella di Sounh, muore aggredita da un branco di lupi e si reincarna subito in una bellissima farfalla gialla per non lasciare la sorella dalla quale, in vita, non si separava mai.
Ci parla soprattutto del valore dell’amicizia e del profondo significato della promessa.

La favola si ispira ad un fatto realmente accaduto nel 1826: la storia della prima giraffa che attraverso il Mediterraneo arriva in Francia in dono al re Carlo X. Un tentativo del Pascià egiziano, Muhammad Alì, di ingraziarsi la Francia per far fronte alla crisi tra la Grecia e l’Impero Ottomano.
Zarafa, orfana da due anni, lascia il deserto del Sudan a bordo di un’imbarcazione – modificata per permettere all’animale in coperta di stendere il collo! –, arriverà a Marsiglia e, dopo un periodo di quarantena, a primavera raggiungerà via terra Parigi.
Zarafa divenne una leggenda: era la prima volta che le persone avevano la possibilità di vedere l’animale dal vivo. Visse 18 anni al Jardin des Plantes e dopo la sua morte venne imbalsamata ed è tutt’ora conservata nel Museo di Storia Naturale di La Rochelle.

Nel racconto dopo un agguato al suo villaggio nel deserto molti uomini vengono uccisi, altri fatti prigionieri e destinati ad essere schiavi. Maki nel corso della notte si accorge che le cavigliere sono troppo grandi per le gambe dei bambini, riesce a liberarsi e a fuggire. Vorrebbe che la piccola Soula lo seguisse ma ha paura e decide di vivere il suo destino. Ancora i bambini non sanno che le loro vite sono destinate ad intrecciarsi più e più volte.
Maki corre ma ben presto il mastino dell’uomo bianco lo bracca, il baobab sarà la sua salvezza. Arrampicandosi più in alto che può trova scampo e rifugio per la notte.
Il problema si porrà l’indomani mattina quando è solo grazie alla giraffa mamma di Zarafa, che Maki riuscirà a scendere dal baobab e portarsi in salvo. Ma l’uomo bianco non si fermerà neppure di fronte alla bellezza dell’animale e del suo cucciolo. Uccisa la madre (“Ha sparato alla sua mamma!”, incredulo Edoardo) e rapita Zarafa, Maki promette al corpo senza vita della giraffa di riportarle il suo cucciolo.
Sarà Hassan a prendersi cura di Zarafa ed in seguito dell’ostinato Maki che per mantenere la sua promessa segue Hassan sin nel deserto più profondo.
A questo punto i personaggi, il doppio tempo del tempo reale del vecchio saggio che sotto il baobab racconta ai bimbi del villaggio la rocambolesca storia di Zarafa la giraffa giramondo, e lo srotolarsi dell’avventura immagine dopo immagine, si intrecciano in un ritmo avvincente sino all’incontro, determinante, con l’aviatore Malaterre che, costruito un pallone (“tutto quello non è un pallone ma una mongolfiera” precisa Edoardo), sogna di farlo volare e magari di andarci in giro per il mondo… sicuramente non con a bordo una giraffa, un bambino, due mucche e un Tuareg come invece avverrà! Dal deserto del Sudan passando per Alessandria, Marsiglia e poi a piedi sino a Parigi!
Disseminato di insidie, il viaggio è anche un percorso di cambiamento di un’intera esistenza, molte cose accadranno, bisognerà imparare ad affrontare la perdita degli amici e delle illusioni, essere pronti ad aprirsi all’amore ed al futuro.

Leggendo alcune note dell’autore sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che suo desiderio era realizzare una storia che assomigliasse ad un libro del quale si potessero voltare le pagine. Ecco è stato questo che mi ha colpita: quando sono uscita volevo il libro e lo volevo per risfogliarlo!

Ops! Giusto, quasi dimenticavo: “Le avventure di Zarafa. Giraffa giramondo” non è un albo illustrato, non lo trovate in libreria ma… al CINEMA, dal 4 Aprile!

Questo albo continuo a desiderarlo e credo non tarderà ad arrivare: per realizzare il film, rigorosamente e meravigliosamente in 2D, ci sono voluti 150.000 disegni, 250 persone, 8 studios differenti e 6 mesi per costruire lo storyboard…conto su una selezione accurata da parte dei registi!

Poi fatemi sapere che cosa ne pensate voi e i ragazzi!!

Marina Petruzio

LE AVVENTURE DI ZARAFA.GIRAFFA GIRAMONDO
di Remi Bezançon e Jean-Christophe Lie
Musiche di Vinicio Capossela
Distribuito Good Films e Nexo Digital


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