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Le donne che combattono l’Isis

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
18 novembre 2014

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Si chiamano YPJ (Unità di Difesa delle Donne) e sono state fondate il 2 Aprile 2013. Queste unità operative sono una vera e propria svolta nel Medio Oriente, in quanto sono milizie formate da sole donne alla guida di una rivoluzione, quella kurda. Nella città di Kobane, i combattenti Kurdi sono per lo più donne (ben il 55%) che combattono casa per casa, di quartiere in quartiere per respingere i soldati dell’Isis. Queste donne danno la loro vita per la libertà della loro terra ben coscienti che, se catturate, verrebbero giustiziate esattamente come qualsiasi altro uomo della milizia kurda.

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«L’Isis sta cercando di massacrare i civili nella regione e il mondo intero sta guardando», ha affermato Meysa Ebdo, comandante dell’unità YPJ di Kobane, che invita le forze politiche a «mettere da parte le loro differenze e difendere il Kurdistan». Inoltre, rivolgendosi alla stampa ha affermato: «in trincea contro l’Isis dal 2 di luglio non siamo in grado di seguire la stampa ed i media, ma ringraziamo tutti coloro che hanno sostenuto la resistenza a Kobane. L’Isis spera di massacrare centinaia di migliaia di curdi nella regione di  Kobane. Stiamo resistendo contro questo. E il mondo tace. Le organizzazioni per i diritti umani sono rimaste silenti di fronte alle nostre richieste. Ciò dimostra che l’Isis non sta lavorando solo per se stesso. L’Isis viene utilizzato come strumento per fare in modo che i Kurdi rinuncino alla loro a volontà».

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La rivoluzione kurda non è solo militare e politica, ma anche sociale. Infatti nella società kurda le donne hanno maggior considerazione e le strutture sociali sono prettamente laiche. In evidente netta contrapposizione con la visione misogina del fondamentalismo islamico e dell’Isis, donne e uomini Kurdi combattono fianco a fianco come fossero una cosa sola, muniti di armi leggere e tanto coraggio. Questi combattenti spesso provengono dal Kurdistan turco e si dirigono verso la regione di Rojava, in Siria, per combattere con i loro fratelli e sorelle siriani contro la minaccia Isis. Il governo turco ha spesso un atteggiamento ambiguo, se non ostile, intralciando i kurdi turchi che vogliono raggiungere Kobane per difenderla. E nonostante le evidenti difficoltà i kurdi, armati per lo più di kalashnikov e mezzi leggeri, riescono per ora a contrapporsi efficacemente contro la ben equipaggiata avanzata dell’Isis.