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Le donne sono le più colpite dalla sindrome del cuore spezzato

staff
19 novembre 2011

Il disturbo fu individuato per la prima volta in Giappone nel 1990, quando fu dimostrato che uno shock improvviso o un immediato stress emotivo puo’ causare al cuore sintomi simili a un infarto ma senza danni permanenti.
Adesso i ricercatori dell’Universita’ dell’Arkansas negli Stati Uniti hanno chiarito che la sindrome del cuore spezzato è più comune nelle donne che negli uomini.
Fondamentalmente, ciò che provoca l’attacco è un improvviso smottamento di ormoni e adrenalina, di solito legato ad un evento emotivamente forte. I sintomi appaiono molto simili ad un infarto, ma non provocano fattori fisici consequenziali come l’ostruzione delle arterie e i danni muscolari. La sindrome puo’ essere causata sia da imprevisti negativi sia positivi, dalla vittoria alla lotteria a un incidente d’auto.
La nuova ricerca mostra che le donne hanno fino a sette probabilità in più di essere colpite.
Inoltre, le donne anziane sono piu’ a rischio rispetto alle più giovani. L’indagine è stata presentata alla conferenza annuale dell’American Heart Association a Orlando, in Florida.
Si tratta dell’unica condizione cardiaca dove c’è una preponderanza femminile. Utilizzando un database con i dati di circa mille ospedali, la ricerca ha analizzato 6.229 casi di ‘cuore spezzato’ registrati nel 2007. Di questi, solo 671, poco meno dell’11 per cento erano uomini. Mentre le donne si scontravano circa 7,5 volte in piu’ con il rischio di avere un attacco. Sotto i 55 anni di età, il rischio era 9,5 volte maggiore rispetto agli uomini; nelle donne over 55 le probabilità si triplicavano.
La ragione esatta per la disparità di genere non è nota, forse gli uomini sono grado di gestire meglio lo stress fisico dettato da un evento emotivo forte. Un’altra ipotesi e’ che gli ormoni giochino un ruolo.
Un’altra è che gli uomini hanno più recettori di adrenalina rispetto alle donne che li renderebbe in grado di gestire meglio lo stress e l’ondata chimica che rilascia. La ricerca mostra inoltre che circa il 10 per cento delle persone colpite hanno un secondo episodio ad un certo punto della loro vita ma di solito tornano alla piena funzione cardiaca senza danni permanenti o la necessità di un trattamento.

Fonte: Agi