Letteratura

Le ombre della Mecca nel romanzo della saudita Raja Alem

Maria Stella Gariboldi
2 marzo 2014

alem

Raja Alem è saudita, vive tra La Mecca e Parigi ed è una scrittrice. Insieme alla sorella Shadia ha esposto le sue opere alla Biennale di Venezia – prime a rappresentare il loro Paese – e nel 2011 è stata la prima donna a vincere l’’International Prize for Arabic Fiction.

Il romanzo che ha segnato il suo successo internazionale è finalmente disponibile anche in Italia, pubblicato pochi giorni orsono da Marsilio: si tratta de “Il collare della colomba” che, sin dal titolo, riprende il celebre trattato sull’’amore del filosofo medievale Ibn Hazm. Ma non fatevi ingannare: dietro il rimando colto e l’apparenza del noir si trovano temi ben più scomodi e attuali, che vanno a scavare nel tabù del sesso e della corruzione in un Paese in cui le donne sono tutt’altro che libere di esprimersi.

raja alem

L’’ispettore Nasser deve risolvere un caso complicato: l’’omicidio di una donna sconosciuta, il cui cadavere è stato trovato nudo e atrocemente sfigurato, e la misteriosa scomparsa di altre due ragazze, Aischa e Azza. All’apparenza si tratta di eventi scollegati, ma tutti avvenuti nello stesso luogo, il vicolo Aburrùs della Mecca. Scavando nel passato, Nasser scoprirà gli scritti di Yusuf, storico fanatico ossessionato da Azza, e la corrispondenza amorosa tra Aischa, ripudiata dal marito, ed un medico tedesco, in cui la donna racconta senza censure tutte le ombre della città santa.

Il vicolo di Aburrùs riecheggia di suoni e mormorii, voci che riproducono una realtà caotica. Non solo la verità dietro l’’omicidio, ma soprattutto il vero volto della Mecca, città santa dell’’Islam e centro di mille contraddizioni: luogo di antica cultura, tradizioni, spiritualità, ma anche coacervo di intrighi avvelenato dalla corruzione e da poteri forti che vorrebbero stravolgerla.

 Maria Stella Gariboldi

“Il collare della colomba” di Raja Alem, traduzione di M. Avino, Marsilio editore, pp. 580.


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