Leggere insieme

Le parole scappate

Marina Petruzio
22 settembre 2013

copertina-PAROLE-SCAPPATE

Al binario 9 ¾ noi del mondo di qua non abbiamo accessi, né preferenziali né altri.
Se riuscissimo a sfondare il muro di pietra di quella pensilina ne diventeremmo inevitabilmente parte e tornando non potremmo certo riportare, non sapremmo certo spiegare perché anche a noi prenderebbe, all’inizio, quello sgomento, lo smarrimento che si prova nella certezza di aver vissuto per un attimo “altro”. Un “altro” fuori dalla logica quotidiana di questo mondo anche solo per pochi secondi… all’inizio.
E quello sguardo è difficile, per chi l’ha vissuto, da dimenticare.
E mentre alcuni nel mondo di qua hanno possibilità di “accudire” la persona che torna, prendendola per mano, rassicurandola, accarezzandola, confortandola con un bacio, ricreando un contatto fisico, gesti il cui significato è grande come il mondo ed il cui ricordo arriva anche se da molto, molto lontano – momenti dove lo scambio può essere ancora circolare –, altri invece questa possibilità non l’hanno perché il contatto sarebbe inaccettabile, troppo forte, la reazione incontrollabile.

Parlo di Alzheimer ed Autismo.
E se il primo lo conosco bene, il secondo lo approccio con la curiosità di chi ha vissuto altro ma trova nelle cose delle affinità e su queste si trova a riflettere e vorrebbe conoscere, forse tentare di capire, perché quando viaggi parallelo a questi binari il tuo percorso, per te che sei protagonista secondario, non finisce mai.

“Le parole scappate” di Arianna Papini edito da Coccole & Caccole è uno di quei libri che dallo scaffale della Libreria dei ragazzi mi hanno chiamata.

La cover con l’illustrazione di un bambino ed una donna – una nonna si scopre in seguito – granitici, due persone bloccate in da una corazza di pietra, inespugnabili, era profondamente legata ad un mio sogno.
Il testo legato ad un ricordo inabbandonabile.
Perché sono le parole che poi, restano con te.
Parole che non sai e mai saprai, se arrivate per caso, riemerse da ricordi lontanissimi e spoglie del loro significato, come ossa ritrovate in uno scavo. O se lì, per uno scherzo del destino, per un attimo a te impercettibile hanno fatto parte del mondo di qua.

In quest’albo è un racconto a due voci, a due pensieri. Quello di Mariadele che con le parole bisticcia perché non vengono al momento opportuno, a volte sembra che arrivino ma da troppo lontano e ad un tratto…si distraggo e scappano.
E quelli di un bambino che con le parole bisticcia anche lui perché, accidenti, le vede ma una alla volta e quando prova a metterle in sequenza “puff” scappano via, si confondono negli occhi e non le si trova più.

Una nonna ed il suo nipotino.
Mariadele non saprebbe dare un nome a questo bimbo e neppure definire un legame di parentela, ma le dà gioia, nel ricordo di un affetto che nonostante tutto resta come sensazione atavica, ossatura appunto di un concetto, che nulla potrà cancellare ma che nessuna parola potrà neppure più esprimere.
Ed un bambino che nell’ora della merenda cerca proprio la sua nonna perché lì, accanto a lei, anche se malata, si sente al sicuro, protetto, consapevole che son più importanti le domande che nitide si formano nei loro pensieri quando si guardano, che le risposte, troppo confuse per essere dette.
“Di due insomma non se ne fa uno” come si troverà nell’albo: una con problemi di ricordo l’altro con problemi di decifrazione.
Due che però si somigliano nel disagio quotidiano e che si vogliono bene, così come sono.
Due adulti-bambini. Uno sgrida se l’altra si trascura e l’altra si prepara, si fa bella per quell’incontro quotidiano non a caso al tavolo della cucina dove si pranza, si cena, si fa merenda e si disegna e colora assieme azzerando diversità e paure. Per mano, insieme.

E’ un albo soave, delicatissimo, vero ma non triste. Certo, per chi ha vissuto tocca corde ancora molto sensibili ma anche un ricordo che, pur nella difficoltà e nella stanchezza, nessuno di noi sarebbe pronto ad abbandonare.
E’ un albo per tutti, perché leggerlo fa bene a tutti anche a chi è lontano da tutto questo.
Aiuta a riflettere, aiuta a spiegare e raccontare ai bambini che, come Tommaso, hanno visto a poco a poco i nonni mutare ma che hanno saputo conservare affetto e spontaneità anche nel gesto di appoggiarsi alla loro sedia o alle loro mani. Accogliendo un gioco che solo noi sappiamo non arrivare da loro ma che per un bimbo resterà il gioco regalato nella casa dei vecchietti, dalla sua nonna o dal suo nonno.
Un albo che spiega come spesso anche per un bambino che gode della felicità della sua infanzia nella propria testa i pensieri e le parole corrano fluidi, mentre poi quando si cerca di esprimerli le parole inciampino tra di loro.
Associazione Alzheimer e la casa editrice UovoNero per gli approfondimenti legati a queste due particolari situazione.

Marina Petruzio

“Le parole scappate”
di Arianna Papini
Illustrato da Arianna Papini
Editore: Edizioni Coccole & Caccole
Collana: Storie molto speciali
Euro: 11,90

Età di lettura: dai 7 anni


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