Design

Le vele in mezzo al bosco

Davide Chiesa
9 dicembre 2014

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È stata battezzata navicella spaziale, veliero, iceberg, nuvola, cattedrale di vetro. Ha suscitato enormi polemiche architettoniche e sociali, come ogni buon progetto che si rispetti. È stata accusata di plagio, additata come scandalo, celebrata come opera geniale.

È la nuova Fondazione Vuitton, aperta al pubblico lo scorso ottobre a Parigi: undicimila metri quadrati di superficie, quasi quattromila di esposizione con undici differenti gallerie per mostre ed esposizioni temporanee e un auditorium da trecentocinquanta posti, il tutto posizionato alle porte di Parigi, in mezzo al Bois de Boulogne, a fianco del Jardin d’Acclimatation, a metà tra la Torre e i grattacieli de La Defense.

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Il progetto, commissionato nel 2001 da Bèrnard Arnault Presidente e CEO di LVMH e realizzato dall’archistar Frank Gehry, si compone in effetti di riferimenti visivi già noti. Per chi conosce il lavoro dell’ottantacinquenne architetto canadese, i volumi del Guggenheim Museum di Bilbao, i “blocchi di ghiaccio” della InterActiveCorp di Manhattan, le “vele” della Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, fanno tutti capolino in maniera ammiccante in questo progetto, mischiandosi e fondendosi in un linguaggio formale nuovo ma conosciuto.

Qualche numero riguardante il progetto: 15 anni di lavoro per la realizzazione, 100 milioni di Euro il costo totale dell’opera, più di 400 persone coinvolte per i piani di progettazione, ingegneria, norme e vincoli di costruzione, 12 vele realizzate per la copertura, 3.600 pannelli di vetro, 19.000 pannelli di cemento, 1.500 tonnellate di acciaio.

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La Fondazione verrà gestita direttamente da Bèrnard Arnault per i prossimi cinquant’anni, poi la proprietà passerà nelle mani del Comune di Parigi; l’obiettivo della Fondazione è diventare uno dei fulcri principali della cultura francese, configurandosi come la prima grande istituzione culturale finanziata privatamente, quando generalmente i musei, i teatri, e i luoghi culturali sono considerati dominio della burocrazia governativa.

Con questo progetto Frank Gehry rinnova il suo eterno amore per la capitale francese, con l’augurio che il museo che non sia mai definitivamente completato, ma che cresca e cambi con i visitatori e con l’arte che vi verrà esposta.

Davide Chiesa
www.davidechiesa.com