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Le Ville Venete

Marco Pupeschi
29 maggio 2015

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Le Ville Venete: un esempio di come l’Italia potrebbe rilanciarsi tramite il turismo e invece non lo fa. Che gli uffici turistici non siano di aiuto al rilancio del nostro paese lo abbiamo capito, ma che a livello legislativo venissero emanate leggi controproducenti per il nostro patrimonio culturale ci ha lasciati esterrefatti.

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Le Ville Venete sono tra i più interessanti patrimoni culturali del mondo, sia per vastità dei territori, che per i valori artistici, architettonici, paesaggistici, culturali ed eno-gastronomici che rappresentano.

Ebbene, i proprietari delle maggiori ville hanno inteso aprirle al pubblico e grazie all’Associazione Ville Venete è possibile visitare oggi case dal fascino unico al mondo.

Da giugno a ottobre, infatti, le storiche Ville Venete apriranno di nuovo le porte alle eccellenze culturali ed eno-gastronomiche con degustazioni, serate con grandi nomi del giornalismo e dello slow food, eventi musicali, teatrali e di danza, incontri e laboratori.

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Saranno oltre cinquanta gli appuntamenti, per un ricco calendario organizzato dall’Istituto Regionale Ville Venete (IRVV) in collaborazione con la Regione Veneto e la Regione Friuli Venezia Giulia. L’associazione promuove il brand “Ville Venete” con una costante attività di marketing e partnership commerciali. L’obiettivo è quello di emulare quanto avviane in Francia con i castelli della Loira: 27 castelli-museo, quasi otto milioni di visitatori l’anno con un miliardo di fatturato. I castelli francesi però hanno uno Stato che li sostiene: viabilità, segnaletica, leggi sul turismo mirate e… fiscalità equa!

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E in Italia? Al momento, i proprietari – che pur occupano minime porzioni delle ville venete – si vedono tassati per migliaia di metri quadri non utilizzati, ai fini della tassa rifiuti, tasi e imu, ovvero per consumi e per rifiuti che non producono. La revisione del Catasto appare inadeguata: stante così la legge, le aliquote indicate porterebbero ad una tassazione degli immobili storici tale da obbligare i proprietari a svenderli, non avendo le risorse per pagare le tasse e allo stesso tempo mantenerli.

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Provvedimenti e imposte locali appaiono non solo sproporzionati, ma anche contrari alla costituzione italiana: l’articolo 9 della Costituzione obbliga invece lo Stato a tutelare i propri Beni Culturali in quanto Bene Comune, ovvero la nostra storia e le nostre radici culturali.


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