Letteratura

Le vittime del silenzio

Virginia Francesca Grassi
20 aprile 2014

Il gioco del silenzio(1)

Un paesino sperduto tra la neve del Canada, una famiglia che cela gelosamente i suoi segreti e una scrittrice trovata assiderata.

Cosa faceva Anu davanti alla porta della famiglia Dharma, senza nemmeno i guanti, mentre era in arrivo una tempesta? Come ha fatto a rimanere chiusa fuori dal cottage adiacente alla villa, che appena sei mesi prima aveva affittato in cerca dell’ispirazione per i suoi racconti?

Questi gli ingredienti de Il gioco del silenzio, l’ultima prova letteraria di Anita Rau Badami,  scrittrice e pittrice di origini indiane, che sin dal suo esordio, con Tamarind Mem, è diventata una delle penne più apprezzate da critica e pubblico in Canada.

anita-175(1)

E non c’è da stupirsi: con una prosa limpida che, nella sua semplicità, gioca sul filo sottile tra detto e non detto, tra i toni caldi e affollati dell’India e la desolazione ghiacciata del Canada, la scrittrice costruisce un universo narrativo che trascina il lettore, immergendolo nella realtà inquietante di una famiglia disfunzionale. A casa Dharma sono il silenzio e il senso del segreto a dettar legge: tutto a costo di salvare le apparenze, tutto pur di continuare ad incarnare quel senso di ordine e giustizia che la stessa parola “dharma” letteralmente significa. E quando i segreti lottano prepotentemente per emergere in superficie non si può che sussurrarli agli alberi: Tell it to the trees è infatti il titolo originale del romanzo.

Tre generazioni che vivono pigiate insieme, alla maniera indiana, nella casetta costruita dal nonno su cinque acri di terra ai margini di una cittadina dimenticata da Dio che si chiama Merrit’s Point: un padre e padrone temuto e venerato come un dio, servito dalla sua piccola corte formata dalla vecchia nonna Akka, dalla moglie di seconde nozze, la timida e remissiva Suman, e dai piccoli Varsha e Hemant.

Questa è una storia di soprusi e umiliazioni: “In casa nostra è meglio dimenticarsi alla svelta delle cose. La memoria lunga ti intristisce”, racconta Varsha, che ha perso la madre in un incidente d’auto e da allora non ha più superato il trauma. Pagina dopo pagina, le voci delle vittime compongono un quadro a tinte fosche di tagliente precisione, in cui a spiccare sono gli splendidi ritratti femminili che, pur nella loro diversità, restituiscono il senso del disagio e dell’alienazione di chi ogni giorno è piegato dalla violenza.

Virginia Grassi

“Il gioco del silenzio” di Anita Rau Badami, Piemme,  traduzione di L. Prandino, pp. 251.


Potrebbe interessarti anche