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Letteratura

Le voci della nazione arcobaleno

Virginia Francesca Grassi
2 settembre 2012

Terra misteriosa e carica di ambiguità, il Sudafrica. Un melting pot di etnie, culture, tradizioni e lingue – addirittura 11: l’inglese, l’afrikaans e nove di ceppo africano. Un percorso storico tormentato e doloroso, purtroppo non ancora concluso. Ma soprattutto le voci di uomini e donne che attraverso la pagina scritta hanno saputo raccontare le meraviglie e i drammi del proprio Paese.

Grandi narratori degli anni di violenza dell’apartheid – che ha dilaniato il paese dal 1948 al 1994 – da sempre impegnati politicamente, Nadine Gordimer (premio Nobel per la letteratura 1991) e John Maxwell Coetzee (premio Nobel per la letteratura 2003) sono tra gli autori sudafricani in lingua inglese più conosciuti a livello internazionale. Il corpus delle loro opere è molto vasto: dovendo qui necessariamente fare una scelta, dunque, segnaliamo “Beethoven era per un sedicesimo nero”, tredici piccoli capolavori nella forma perfetta del racconto, e “Vergogna”, appassionata testimonianza di un Sudafrica duro e dilaniato dal conflitto tra le diversità.

Come non citare poi colui che è considerato il simbolo vivente della resistenza all’apartheid, un uomo che ha fatto la Storia e l’ha sfidata: Nelson Mandela. Il premio Nobel per la pace 1993 ci ha saputo regalare numerosi scritti, tra cui un’appassionata autobiografia, “Lungo cammino verso la libertà”, che intreccia vissuto personale ed eventi storici, dall’infanzia nelle campagne del Transkei alle township di Johannesburg, dalla prima militanza nell’Anc, attraverso ventisette anni di carcere, fino ad arrivare alla presidenza del suo Paese. “Le mie fiabe africane”, invece, raccoglie il meglio dell’immaginario fiabesco africano, raccontando un mondo magico e intensamente legato alla Madre Terra che certamente conquisterà i più piccini come gli adulti capaci ancora di apprezzare le favole.

Chiudiamo con due narratrici d’eccellenza, che hanno saputo catturare l’attenzione del pubblico grazie alla potenza delle loro penne, alla forza delle loro voci e all’importanza delle loro lotte contro la discriminazione sessuale e raziale.
“Una questione di potere” è la tormentata autobiografia della scrittrice meticcia Bessie Head, nata da padre nero e da madre bianca nel 1937 e morta esule in Botswana. Nel 2003 è stata insignita del prestigioso Order of Ikhamanga, la più importante onorificenza sudafricana, per il suo “eccezionale contributo alla letteratura e per l’impegno profuso a favore del cambiamento sociale, della libertà e della pace”.
Tutte le complessità del nuovo Sudafrica emergono invece dalle pagine di Sindiwe Magona, donna straordinaria cresciuta nel ventre pulsante di Città del Capo e divenuta membro del Tribunale Internazionale e per i crimini contro le donne nel 1976, a Bruxelles. Tra tutti i suoi scritti quello che ci ha letteralmente conquistato è “Da madre a madre”: vivido, tagliente, doloroso ma allo stesso tempo semplice e terso, racconta uno dei fatti di cronaca più drammatici della storia moderna del Paese –  il linciaggio di Amy Elizabeth Biehl avvenuto nel 1993 a Guguletu, uno dei ghetti neri di Città del Capo, da parte di un gruppo di giovani neri, istigati da un insorgente movimento “anti bianco” – attraverso il dialogo immaginario tra la madre dell’assassino e quella dell’assassinata.

Virginia Grassi

“Beethoven era per un sedicesimo nero” di Nadine Gordimer, Feltrinelli, traduzione di G. Gatti, pp. 192.
“Vergogna” di J. M. Coetzee, Einaudi, traduzione di G. Bona, pp. 234.
“Lungo cammino verso la libertà” di Nelson Mandela, Feltrinelli, traduzione di A. Bottini, E. Dornetti, M. Papi, pp. 608.
“Le mie fiabe africane” di Nelson Mandela, Feltrinelli, traduzione di B. Lazzaro, pp. 176.
“Una questione di potere” di Bessie Head, Edizioni Lavoro, traduzioni di P. Fattori, pp. 236.
“Da madre a madre” di Sindiwe Magona, Edizioni Gorée, traduzione di M. R. Contestabile, pp.300.


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