Motori

L’economia cambia, ciò che è esclusivo rimane

Davide Stefano
5 febbraio 2013

Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere.” Enzo Ferrari

Frasi come queste, al giorno d’oggi, sono sempre più difficili da sentire. Ormai leggiamo e ascoltiamo parole come “fatturato, produzioni in serie, joint venture” tra colossi dell’ automobile, per poter far fronte alla crisi e alla diminuzione dei costi.
Ormai il piacere e la passione di costruire non un mezzo di trasporto, ma un opera d’arte, è un privilegio destinato a pochi costruttori.

LA SITUAZIONE AD OGGI
Fortunatamente i nostri grandi marchi automobilistici di prestigio sono riusciti a mantenere una certa leadership sia a livello internazionale, riferendosi all’attività di vendita, riconoscimenti di livello mondiale per la propria esclusività, tecnologia e design, sia a livello interno aziendale con joint venture mirate, destinate non alla diminuzione dei costi oppure all’abbassamento della qualità, bensì alla preservazione dei marchi che hanno fatto la storia dell’automobilismo.
Anche a livello internazionale altre case automobilistiche sono riuscite a mantenere le stesse linee guida portate avanti dai nostri marchi ed è per questo motivo che continueranno il loro processo di creazione di opere d’arte che saranno ricordate per sempre come autovetture uniche, eleganti e di prestigio.

IN CONCLUSIONE
Da almeno cinque anni vediamo ridursi le attività di mercato da parte delle case automobilistiche più affermate, come Volkswagen e BMW, all’acquisizione di marchi elitari già dotati di solide basi di marketing e di prestigio internazionale, invece di dedicarsi al patrocinio ed alla tutela di case automobilistiche piccole e ormai sempre più rare che producono i propri modelli artigianalmente, in un numero ristretto tra i 20 e i 40 veicoli l’anno, e vedono crollare le proprie azioni bancarie giorno dopo giorno, se di azioni ne possiedono.

Davide Stefano


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