Leggere insieme

Professione Coccodrillo

Marina Petruzio
23 aprile 2017

Professione Coccodrillo è un albo senza parole nato da un testo di Giovanna Zoboli e che gli acquarelli di Mariachiara Di Giorgio hanno narrato sapientemente e con dovizia di particolari. Una delle novità di questa primavera in libreria per Topipittori.

La prima volta che ho incontrato Giovanna Zoboli si era a un circolo di lettura, in una libreria milanese, ormai qualche anno fa. Quella sera si parlava di coccodrilli, tra libri recenti e di una d’allora pubblicazione, biscotti a tema e un libro francese di cui ricordo una bellissima illustrazione di coccodrilli che indossavano abiti puntualmente disegnati, Giovanna Zoboli – tra risate e lacrime di vero divertimento – tentava di leggerci e raccontarci l’albo in questione.

Per cui, quando giorni fa mi sono imbattuta in Professione Coccodrillo per me è stata una garanzia, non poteva non essere un albo che mi avrebbe divertita. E le aspettative non sono andate disilluse, anzi!

E non solo per gli abiti! Non solo per quel bottone, che intuisci essere di madreperla, a quattro fori sul polso del pigiama che non può che essere di cotone in bastoncino bianco azzurro, per l’attenzione all’elastico nella vita dei pantaloni, che noti perché il Coccodrillo, indiscusso protagonista dell’albo, appena alzato – sono le 07:00 – dopo essersi tolto la mascherina da notte, infilate le pantofole, morbide, si reca in bagno a fare pipì. Come un gentiluomo la fa seduto, la coda sulle ginocchia e…a pantalone calato ti accorgi dell’elastico. Dettagli? Deformazioni professionali.

Ma il vero particolare da intenditore lo fa l’abbottonatura sul retro del pantalone in fresco di lana rigata. Se non ci fossero quei tre bottoni nel centro dietro a chiudere l’olivina dalla quale sporge la coda, il Coccodrillo sarebbe nudo! Impossibilitato a essere antropomorfo! Relegato a essere solo coccodrillo! Perfetta la scelta della cravatta bordeaux in abbinamento alla sciarpa a riquadri e al cappotto spigato con martingala sale e pepe.

La narrazione per immagini è questo, è lettura della ricchezza di particolari, analisi attenta di un intorno che nessun testo racconterà se non quello che via via può aggiungere il lettore. E a Mariachiara Di Giorgio questo sembra venire perfettamente spontaneo.

Quindi, elegantemente abbigliato, il signor Coccodrillo si appresta a uscire di casa. Prova chiavi, facendole tintinnare nella tasca del cappotto e SBAM! porta sbattuta, la giornata inizia.

Ma chi è il signor Coccodrillo? Di lui sin dalle prime pagine si scoprono molte cose: ama dormire al buio fitto fitto – si corica infatti con una mascherina nera calata sugli occhi -, è coccodrillo elegante e ordinato, forse anche un po’ metodico – ce lo ricordano il pigiama perfetto, le pantofole, l’ordine domestico –, vive in un palazzo ben più alto di una palma, sicuramente in una città moderna, circondato da vicini che, come tutti, la mattina si alzano, si preparano, sono restii a scambiare quattro chiacchiere in ascensore e escono di buon ora in una città già frenetica.

Fossimo adulti ci chiederemmo cosa ci fa un coccodrillo perfettamente abbigliato in giro per una bella città come Roma – sì! sì! Roma – piena di umani frettolosi e freddolosi, ma siccome siamo in altro occupati questo non è un qualcosa che ci riguarda.

Ci riguardano le persone, invece, tutti quegli umani dagli stili personali che, chi in bicicletta, chi in attesa del semaforo, chi in auto, passano pensierosi accanto a un coccodrillo dal muso lungo e verde in Borsalino grigio senza apparentemente mostrare il benché minimo stupore.

La giornata si presenta come le altre sin dalle prime battute, nulla di nuovo sino a che non si scende in metropolitana. Qui qualcosa succede.

È  un leopardo adolescente in felpa e berretto di lana ben calato sulla testa quello tra la folla? Lo sguardo corre oltre lo stereofonico cartellone pubblicitario, su per la scala mobile alla ricerca di altri intrusi, ma il coccodrillo è lì intento nella lettura del suo giornale e nessuno sembra scosso da presenze altre.

Nella pagina centrale il ritmo cambia. Il vagone della metropolitana visto dalla banchina della stazione riempie gli spazi, tra una vignetta e l’altra, di nero, all’interno la tipica luce delle linee sotterranee e una moltitudine di persone assolutamente eterogenea: alla spicciolata i personaggi si inseriscono sulla scena che si affolla. Una bambina si cinge il viso con le mani, appoggiata al vetro delle porte osserva chi attende il prossimo treno, mentre una scimmia, lì accanto, legge un libro tenendolo ripiegato tra le mani. Dietro una bimba in braccio scalcia e si dimena insofferente, più avanti un ippopotamo occupa spazio vitale ai compagni di viaggio, mentre una giraffa dal collo fasciato da una lunga sciarpa svetta tra la folla.

Il Coccodrillo non è solo. Qualche domanda c’è la si fa.

Tra cambi di prospettive, voli sulla città e scorci seguiamo il Coccodrillo, adattandoci al suo passo, nel suo percorso assolutamente non casuale. Il Coccodrillo sa dove andare. E lo fa non prima di essersi fermato ad acquistare un piccolo mazzo di fiori…

Parlare di questo libro è parlare di tutto quello che lo compone e per farlo ci vogliono indubbiamente tante, tantissime parole che si affollano sin verso le ultime pagine: svelare il finale proprio non si può, ma le parole lì lasceranno spazio alle risate, alle mani il compito di tornar da capo se gli occhi non si sono accorti che la narrazione, quella senza parole, cominciava dalla cover e che, con un cambio prospettico, scivolava nei risguardi…è così che si ricomincia a guardare.

 

 

Professione Coccodrillo
di Giovanna Zoboli
illustrato da Mariachiara Di Giorgio
edito Topipittori
euro 20
età di lettura: per chi sa e per chi si ricorda come leggere le figure dei libri


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