Fotografia

Leica protagonista di un film

Alberto Pelucco
19 giugno 2013

È con il film “Alma” – in italiano, “Anima” –  che in Brasile il marchio Leica ha promosso la nuova camera fotografica digitale M Monochrom. Realizzato dalla casa di produzione locale Sentimental Filme e ideato dall’agenzia pubblicitaria F/Nazca Saatchi & Saatchi, il film racconta la vita di un fotografo, uno dei migliori, vissuto nella Germania durante uno dei due conflitti mondiali (non si precisa quale). Con una particolarità: la voce fuori campo che narra la storia del soldato-fotografo è quella della sua camera fotografica.

Una Leica III in bianco e nero, che ha accompagnato il suo proprietario, di cui non viene fatto il nome, in tutte le sue vicende e vicissitudini. Ne ha documentato le gesta in guerra, come le vicende amorose. Ne ha registrato i pensieri, i sentimenti, i litigi con la compagna, prima di morire assieme con lui, investiti entrambi da un’esplosione in un campo minato. Fu così che la nostra narratrice si trovò reincarnata, diversi decenni più tardi, in un nuovo modello, una M Monochrom, che produce scatti in bianco e nero, come quelli cui la Leica affida il suo racconto.
Scatti che sorprendono. Non di rado i personaggi sono ritratti con la testa tagliata, come nella foto dedicata alla compagna dell’artista. Qualche volta la luminosità è invece accecante o eccessivamente scarsa, come rivela l’immagine dedicata ai commilitoni a riposo. In altri casi le foto sono storte o mosse.

Ma tutto questo non importa, quello che colpisce è lo strettissimo rapporto tra la macchina fotografica e il soldato, che nonostante granate, kalashnikov e bombardamenti, non rinuncia a portarsela dietro, magari tendendola in mano o al collo, e ad usarla durante assalti e sortite. Quanto intenso sia questo legame si evince già dalla scelta di affidare alla Leica il ruolo di voce fuori campo. Ma soprattutto dalla conclusione del cortometraggio e dallo slogan, che recita: “Every Leica has a Soul” (cioè, “ogni Leica ha un’Anima”, riferimento al titolo del cortometraggio). Cosa significa? Che per un fotografo appassionato, che ami la fotografia, è come se la macchina fosse un frammento della propria anima. Egli non può fare a meno di portarsela appresso. Si tratta di una relazione più che empatica, simbiotica, nella quale l’una non può vivere se l’altro non sopravvive. Ora, è vero che il protagonista della nostra storia muore, ma è anche vero che di lui non sappiamo nulla, a cominciare dal nome. Di conseguenza, forse non bisognerebbe considerarlo tanto una persona realmente esistita, quanto una sorta di personificazione, forse della fotografia stessa. Infatti, non esiste legame più stretto tra la fotografia e la macchina per scattare. Stretto al punto che, quando sono insieme, fotografia e macchina sono indistruttibili. Solo che nel film l’una si addormenta, per poi risvegliarsi in altra forma, l’altra attende il suo risveglio, per riprendere da dove la loro attività si era temporaneamente fermata. Una relazione che travalica i limiti dello spazio e del tempo.
Questo il messaggio di “Alma”, fresco vincitore di ben 12 premi internazionali, di cui gli ultimi due per la miglior Regia e Fotografia nella categoria Film Advertising Crafts al prestigioso Festival D&AD di Londra 2013.

Alberto Pelucco


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