Letteratura

Fatevi colpire

staff
5 giugno 2011

La caccia ai nuovi talenti sembra essere lo sport preferito dalle case editrici. Imperante tendenza del marketing: nobilitare ogni macchia d’inchiostro.
Spesso, per fortuna, il lavoro sotterraneo degli addetti ai lavori – una selezione oculata ed intellettualmente onesta – approda a scoperte insperate.
Un buon esempio è fornito dalla padovana Alet che nel 2010 inaugura “Iconoclasti”, collana dedicata proprio agli esordienti. L’instancabile lavoro della direttrice del progetto, la navigata editor Giulia Belloni – che si era già fatta conoscere con “Gli intemperanti” per Meridiano Zero e con “I cosmetici” per Sartorio – si pone come meta la ricerca di voci diverse, graffianti, capaci di una rottura stilistica e tematica.

 

Tra queste, centra il bersaglio Olivia Corio con “Colpiscimi”.
Classe 1975, giornalista milanese freelance, dopo una vita tra Europa e Giappone al seguito della madre stilista, Olivia fugge da Milano ritirandosi in un paesino montano con il compagno, due bambini e un cane. É proprio mentre aspetta il secondo figlio che comincia a scrivere quello che diventerà il suo primo romanzo.
Non a caso la vicenda si raccoglie attorno alle figure di due madri diversissime tra loro, i cui destini si sfiorano e si intrecciano. Mariasole sta correndo da Lorenzo per dirgli che è incinta; Pietro ha appena saputo che Sofia è ricoverata in ospedale e sta per partorire il loro attesissimo figlio; Mariasole pedala assorbita dai suoi pensieri, Pietro guida freneticamente e passa col rosso. L’incidente è tremendo: la ragazza è in coma e i medici fanno di tutto per salvare sia lei che il bambino.
Attorno al dolore e al trauma ecco che si incastrano perfettamente altre storie, altre vite: ben dieci personaggi che in sole 205 pagine si incontrano e scontrano prendendo a turno la parola. Un romanzo corale, quindi, giocato tutto sulla tela invisibile di connessioni che uniscono e muovono semplici esistenze. Svelare anticipatamente il meccanismo messo in moto dall’incidente di Mariasole sarebbe un peccato.
Basta sapere che la capacità narrativa dell’autrice viene messa alla prova da un difficile esercizio di stile: continuo cambio di prospettiva e di tono narrativo, messa in scena di sensibilità ed esigenze sempre diverse, empatia nei confronti di personaggi che suscitano emozioni contrastanti.
Questi dieci protagonisti sono accomunati da una solitudine alienante da cui potranno fuggire solo voltando pagina e accettando il mutare delle cose: dalla citazione di una preghiera di Tagore, “Ti prego, signore, colpisci la debolezza del mio cuore”, un’indagine sulla forza del destino e del cambiamento, un invito a risorgere dalle proprie ceneri facendo tesoro anche delle difficoltà e del dolore, una riflessione sull’amore totalizzante e travolgente per la vita stessa.
Niente patetismi né retorica nella lingua della Corio, ma sano labor limae: scrittura incisiva e ricercata, dialoghi battenti, sceneggiatura ben orchestrata, ritmo incalzante.
Un vero colpo.

 

Virginia Grassi


“Colpiscimi” di Olivia Corio, Alet edizioni, pp 205.


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