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Leggere insieme

Al di là della foresta

Marina Petruzio
18 giugno 2017

Al di là della foresta è il primo albo di Nadine Robert – editrice, scrittrice, appassionata di libri – per OrecchioAcerbo. Di Gerard DuBois invece, sempre per Orecchio Acerbo, abbiamo già parlato qui.

Un albo questo dove la differenza la fan le orecchie. È richiesto, nel colophon, a chi lo volesse, di metter una propria piccola foto sotto una meravigliosa calottina di lunghe orecchie dotata. È scritto nella dedica di Gerard DuBois: A tutte le persone coraggiose provviste di grandi orecchie.

Indipendentemente da filastrocche o fiabe, che vogliono attraversato il bosco più tetro e la foresta più fitta, quella che circonda la radura è però decisamente molto fitta e molto scura. Sul foglio quasi una macchia nera continua. Volendo pensarla anche abitata da lupi, orchi e tassi giganti, presto si può capire perché mai, dico mai, nessun ha avuto il coraggio di entrarci!

Il mondo di Arturo, del suo papà e del loro cane, Danton – e qui ci si accoccola un po’ di più, si sprofonda un pochino ancora, ci si sistema comodi comodi, cullati dal piacere che può dare una storia che ha per protagonisti dei conigli con cane da compagnia, è stupendo! –  è quindi circondato da un muro alto e verde, che assume sfumature oscure variabili da giorno a giorno, da stagione a stagione. Eppure la vita nella radura procede scandita da semina e raccolto, grano macinato e pagnotte fragranti e odorose non solo di buon legno. Ma l’oltre di quel muro naturale resta per papà coniglio un mistero affascinante che da sempre sogna di sapere cosa ci sia al di là della foresta.

La radura così sicura e accogliente, di campi arati e prati punteggiati da casupole, fili neri le vie strette che si inseguono portando tutte nello stesso di qua e di là. Il mulino, un lago e alberi, alberi ovunque. Una comunità rurale, un cerchio di relazioni e scambi, un sostegno vitale per ogni singolo suo componente. Ma piccola come la sua radura.

Uomini e conigli, si sa, son curiosi, e così arando e falciando, inforcando e legando, un giorno papà coniglio smise di fischiettare. Una torre. Ecco cosa bisognava fare! Costruire una torre, base larga, di solida pietra, una salita elicoidale per scalarla e poi quando finalmente lassù aprire gli occhi, scrutare l’orizzonte, allargare lo sguardo, conoscere – finalmente! – il proprio vicino di sempre!

Così comincia una catena di solidarietà umana: la comunità si fa capanna e il baratto di pane, ovvero quel che papà coniglio può offrire per ottenere ciò di cui ha bisogno, per realizzare il suo sogno, le pietre per costruire la torre, apre nuove possibilità di lavoro comune, conoscenza,  senso di appartenenza. Prima un cerchio tracciato per terra, un solco come per ospitare un seme, a definirne il perimetro. Poi i primi massi portati a mano, in robusti sacchi di cotone colorato caricati sulle spalle, in carriola o in secchielli di legno. E pagnotte fragranti, di malto dorate, generose di olive e noci. Pane e pietre.  Al lavoro, Arturo! Un piccolo monte artificiale per un’idea in via di affermazione.

Ma come per ogni storia che si rispetti gli imprevisti non tarderanno a farsi vivi: grosse nuvole nere si avvicinano. Danton uggiola quando il tuono brontola, nulla e nessuno toglierà fiducia a papà coniglio. Non il tuono, non il vento, non il grosso tronco che si è abbattuto, non la frana che tutto ha  rovinato perché altre maniche, di variopinte camice, si stanno rimboccando…

Uno spesso foglio di carta mano avorio – i bordi irregolari dalle tante sovrapposizioni, dai colori un po’ mangiati , resi non più brillanti dalla porosità della carta e smorzati ancora per sovrapposizione di un grigio, non uniforme ma a tutta pagina – è appoggiato su una superficie bianco ottico che gli fa cornice: è lo spazio della doppia pagina bianca, come un lungo tavolo da lavoro sul quale si fan asciugare i fogli dopo averli illustrati, disegnati e colorati. 31 tavole e una più piccola prima della parola fine come tracciata a mano.

Monsieur DuBois gioca con quel tratto un po’ antico come a voler attualizzare quel che per l’infanzia è così da sempre, o ciò che dovrebbe essere così da sempre per i bambini e le persone, fossero esse anche conigli.

E sale il suo pensiero, si arrampica, in instabili torri di oggetti da barricata o di pesanti pietre di grandezza variabile, rispondendo, conigli e bambini, a quel desiderio naturale di arrampicarsi, salire, scalare, andare in alto, conquistare uno spazio e viverlo completamente. Per testarsi in coraggio, fermezza, spirito di iniziativa, in libertà. Per vedere più lontano arricchendo prospettive.

E per scoprire sì! che poi dall’altra parte, superata quella foresta molto fitta e molto scura…

A proposito d’orecchie…

Una nota va anche scritta per la cura di giacchette gessate su fondo blu, di piccole toppe a ginocchia e gomiti, alle righe colorate dei pantaloni, alle piccole martingale, alle olivine per far fuoriuscire la coda che schiacciata nei pantaloni deve dare un orrendo fastidio, e a quel fichou sempre al collo.

 

Al di là della foresta
di Nadine Robert con le illustrazioni di Gerard DuBois
collana Albi
edito OrecchioAcerbo
euro 15,00
età di lettura: dai 4 anni per tutti


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