Fotografia

Lifeframes: Steve McCurry & Sony ci regalano in una mostra piccole grandi “dosi” di vita

Rachele Martignoni
25 dicembre 2013
Pescivendolo di Livio Morabito

Pescivendolo di Livio Morabito

Si conclude questo mese “Lifeframes”, mostra curata da Steve McCurry in collaborazione con Sony, allestita al Palazzo Giureconsulti di Milano.

Sotto la supervisione del celebre fotografo americano, dieci lifereporter hanno esposto le loro opere vincitrici di un contest, rivolto agli aspiranti fotografi italiani, cui scopo era immortalare con il nuovo smartphone Sony Xperia Z1 attimi della vita di tutti i giorni (letteralmente “lifeframes”: pezzi di vita).

Le immagini selezionate ci catapultano in una dimensione semplice, quotidiana, ma al tempo stesso di grande impatto. I vincitori del concorso hanno immortalato paesaggi (Livio Morabito per il best landscape), ombre e luci (Valentino Sada per la best light, Rosaria Forcisi e Kristina Nikolova per le best darknesses), e movimenti (Vincenza Tomasello e Cataldo Celentano per i best movements).

L'attesa di Pietro Giglio

L’attesa di Pietro Giglio

Le opere sono state esposte allestendo un corridoio di pannelli neri affacciato su Piazza dei Mercanti che risultava visibile attraverso alcuni scorci tra una parete e l’altra. L’installazione permetteva così allo spettatore di sentirsi parte non solo delle opere esposte, ma anche della città e della strada, entrambe fonti d’ispirazione per la realizzazione dei progetti fotografici.

L’idea alla base di “Lifeframes” è di creare un contatto diretto e immediato con la vita quotidiana, in città e non solo. Utilizzando uno smartphone possiamo catturare immagini ovunque siamo, mentre camminiamo, mentre viaggiamo, dando così valore e importanza ad ogni istante del nostro vissuto.

L'uomo e il mare di Giorgio Rollo

L’uomo e il mare di Giorgio Rollo

“Quello che mi ha spinto a creare questa mostra insieme a Sony Mobile e Xperia Z1 – precisa McCurry – è stata la consapevolezza che oggi, grazie alla tecnologia degli smartphone, ci basta un gesto per catturare i migliori istanti e le migliori storie che viviamo ogni giorno”.

Commercianti, un pescatore, le mani di un anziano, una pentola fumante, una scala, occhi, vetrine. Gli scatti ci ricordano che non è sempre necessario partire verso mete lontane per scoprire ed esplorare, ma che semplicemente bisogna tenere gli occhi aperti verso tutto ciò che ci circonda, che sta sopra e al di sotto della nostra testa, dei nostri piedi.

In un’epoca in cui siamo distratti da infinite preoccupazioni, dalla tecnologia, dal traffico, dal caos, è importante ricordarsi di alzare lo sguardo per un attimo, fermarsi e semplicemente stare. Lì, nel momento. C’è una bellezza impagabile nel rendersi conto che gli occhi della ragazza seduta in metropolitana vicino a noi sono di un blu acceso, nell’osservare il modo preciso e minuzioso con cui signora anziana lega al collo un fazzoletto, nel realizzare che siamo circondati da sedie vuote in un bar. Sono questi i particolari della realtà nascosti da un sipario e capaci di trasformare la quotidianità in arte.

Pentolone di Rosaria Forcisi

Pentolone di Rosaria Forcisi

La fotografia è soprattutto questo: trovare ciò che è invisibile e renderlo visibile. L’ispirazione può nascere dalle cose più piccole a volte, ed è con esse che possiamo trovare e scrivere il nostro viaggio, la nostra strada.

Mccurry  non a caso racconta New York; nella grande metropoli lui vede “un crocevia di etnie, colori, suoni e atmosfere”. Il suo messaggio è chiaro: “afferrate la vita, immortalate il miglior momento in uno scatto, e mandatemelo”.

E così è stato. “Lifeframes” ha saputo raccogliere piccole dosi di mondo, impacchettate e spedite con cura, raccontando la storia più preziosa di tutte: la vita. Pronta per essere afferrata e conquistata.

Rachele Martignoni


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