Letteratura

L’inconfondibile incanto di Aimee Bender

staff
30 ottobre 2011


Prendete una famiglia californiana sopra le righe, dei segreti malcelati, genialità e tenerezza amalgamati alla perfezione; aggiungete una generosa dose di magia e spolverate il tutto con abbondante zucchero a velo. Il risultato è una storia dolce e aspra al tempo stesso, come una torta al limone.
Aimee Bender torna nelle librerie italiane con il suo ultimo romanzo, “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” (minimum fax): una storia di crescita, di legami, di sentimenti lieti e dolorosi narrati con lo stile fluido e avvolgente che figura tra le migliori doti della scrittrice.
La storia della famiglia Edelstein si intreccia alla favola per adulti nel racconto della protagonista, Rose, la secondogenita figlia di una madre patologicamente irrequieta e di un padre fin troppo tranquillo.
Nel giorno del suo nono compleanno, Rose scopre di possedere una qualità bizzarra. La torta al limone e cacao che la madre le ha preparato per l’occasione non è dolce né burrosa, ma sa di vuoto e disperazione; così è per tutti i piatti che la donna cucina per la sua famiglia. Assaporando del cibo, Rose è in grado di avvertire i sentimenti provati da chi lo ha cucinato: i biscotti di un ragazzo frustrato sanno di rabbia, il sandwich preparato dalla sua ragazza implora di essere amato, i brownies di una compagna di classe inondano il palato di amarezza e depressione.
Grazie alle sue capacità fuori dal comune, Rose sviluppa quello che alcuni definirebbero sesto senso e altri bollerebbero come un disturbo alimentare, ma che altro non è se non una straordinaria empatia che passa attraverso le papille gustative e sfocia in una delicata e raffinata sensibilità. Lo sguardo discreto della ragazza impara così a svelare cosa si nasconde dietro i nuovi piatti della madre, che sanno di novità e senso di colpa, nella fobia degli ospedali di suo padre e negli occhi sfuggenti del fratello Joseph, caverne in cui solo lui può nascondersi e scomparire.
Il nuovo romanzo dell’autrice di Los Angeles – che cita tra le sue influenze Calvino, García Márquez e i fratelli Grimm – risponde perfettamente alla definizione che la critica americana ha dato ai suoi lavori, rispolverando addirittura un passato filone letterario e annunciando l’avvento di un “nuovo realismo magico”. Infatti, realismo e attenzione al quotidiano si fondono alla fiaba con estrema bravura, tanto da far sembrare perfettamente normale che un cosciotto d’agnello sappia di tristezza; tanto da trasfigurare i disturbi e le stranezze di una famiglia – forse sarebbe meglio dire, senza tante cerimonie, di tutte le famiglie – in poteri e abitudini straordinarie.
Aimee Bender tiene avvinto a sé il lettore con il suo stile dolce e sinuoso, trascinandolo in una storia aerea e malinconica in cui ci si scopre adagiati come in un ambiente familiare: è una delle sue magie più riuscite.

 

Maria Stella Gariboldi


“L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender, minimum fax, traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan, pp. 332.


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