Arte

L’Inferno è a Gaeta

staff
7 aprile 2012

Considerate la vostra semenza: | fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e canoscenza. (XXVI, 118-120)

 

é mediante tali celeberrimi versi, patrimonio comune della cultura occidentale, che si può adottare una chiave di lettura adatta ad intraprendere una interpretazione della storia del pensiero dell’umana stirpe.
La tensione conoscitiva che sottende alla visione del multiforme e curioso Ulisse è la medesima che emerge nel motto oraziano e poi kantiano “Sapere aude.”, riadottato con accenti diversi dagli artisti protagonisti della mostra dedicata al volume “L’Inferno di Dante. Una storia naturale”.
L’esposizione, organizzata insieme al laboratorio di “Dipartimento di Scienze Umane Sociali e della Salute” dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale e all’Assessorato alla Cultura del Comune di Gaeta, inaugurata il 24 marzo presso l’affascinante scenario del Castello Angioino di Gaeta ed aperta ai visitatori sino al 6 maggio, si propone una attualizzazione del messaggio dantesco capace di non stravolgerne il radicamento storico-culturale.
La passione per il conoscere si configura infatti mediante un atto mitopoietico, creatore cioè di miti e simboli indirizzati ad esprimere un significato abissale ed inattuale nell’odierna società dello scientismo e del non-senso. Sotto questo profilo il libro e la mostra assurgono ad un ruolo culturale fondamentale, in quanto profilano un tentativo di restituzione del sacro e del poetico al grande pubblico.
Circa settecento anni di storia ci separano dall’epoca in cui la “Divina Commedia” è stata partorita dal genio dantesco. In questo lunghissimo lasso di tempo l’opera non ha mai smesso di stimolare la fantasia degli artisti più disparati che hanno tentato, ottenendo esiti eterogenei, di esprimere visivamente la profondità letteraria, filosofica e teologica del capolavoro. È proprio la vastità di questo repertorio iconografico a far sì che illustrare oggi l’Inferno rappresenti una vera e propria sfida. Ma anche una necessità imprescindbile.
Una necessità ineludibile in quanto via maestra per una reintegrazione del messaggio dantesco nel nuovo Occidente. Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, costituito nel 1994 con l’obiettivo di coniugare cultura e industria in una creativa fucina di idee, ha deciso di raccogliere questa sfida affidandosi a due giovani talenti inglesi, Patrick Waterhouse e Walter Hutton.
Dallo studium dell’opera, inteso in senso etimologico come “impegno”, ma soprattutto “passione, vocazione e ardore”, è nato il volume “L’Inferno di Dante. Una storia naturale”, composto da più di 300 disegni, tutti eseguiti a mano e corredati di commento, di cui nella mostra a Gaeta viene presentata una selezione.
Difficile trovare una sede migliore, citata dallo stesso Ulisse dantesco quando afferma: “Quando/mi diparti’ da Circe, che sottrasse/me più d’un anno là presso a Gaeta,/prima che sì Enea la nomasse”.”

 

Luca Siniscalco


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