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L’inizio

staff
3 maggio 2012

In questi giorni riflettevo sugli “inizi”. L’inizio di un libro, l’inizio di un’avventura, l’inizio di un lavoro, l’inizio di una relazione. Dicono che l’inizio sia il momento più bello perché equivale ad un salto nel buio compiuto in nome della voglia di scoprire cosa ci aspetta. Ma è anche il momento più difficile perché si decide se e come esplorare campi nuovi.
Quando mi trovo di fronte una pagina bianca da dover riempire mi lascio guidare dalle sensazioni, dalle emozioni e faccio sì che le parole vengano fuori senza starci troppo a pensar su. E faccio lo stesso anche nelle relazioni, d’amore e d’amicizia. Confido nell’altra persona, mi apro e con fiducia spero che vada tutto bene. L’inizio è il momento in cui si racchiudono tutte le nostre aspettative. Leggo le prime pagine di un libro con attenzione, guardo le prime scene di un film con curiosità. Ma se non dovessero piacermi subito, è giusto spegnere la tv e chiudere il romanzo? O invece è il caso di continuare a vedere se le cose migliorino?
“Ci vuole pazienza nella vita” mi ha detto qualcuno, non molto tempo fa. Io purtroppo appartengo alla schiera di quelli che vorrebbero tutto e subito, e pretendono che il “subito” sia anche perfetto e ineccepibile. Ma si tratta di un’utopia? Devo attendere. Pare che io debba aspettare. Fondamentalmente l’attesa mi annoia, non riesco a non pensare a ciò che voglio, ma effettivamente gli obbiettivi vanno raggiunti step by step.
L’inizio di qualcosa è sempre il momento a cui la nostra mente riserva i ricordi migliori, a cui il nostro cuore attribuisce le sensazioni più forti, le sorprese più grandi. Ma se queste sorprese non dovessero essere piacevoli, che si fa? Si aspetta anche in questo caso o si volta pagina? Io lo chiedo a voi e, per la prima volta, parlo in prima persona. Solitamente dico la mia, in questo caso chiedo virtualmente la vostra. E se poi si è “diffidenti per nascita”, se si ha “la sindrome dell’ispettore di polizia”, attento ad ogni minimo particolare, che si fa? La situazione peggiora.
A volte sarebbe meglio non essere troppo svegli e sarebbe meglio lasciar correre tutto, facendosi trasportare dalla piena senza pretendere di poterla arginare. Se la mia vita fosse un romanzo, questo capitolo si intitolerebbe VERBA VOLANT, e pensare che le parole sono state da sempre tra le mie migliori alleate! In questo caso, però, volano, sono leggere, hanno perso il loro peso e si allontanano. Restano i fatti e il libro appena iniziato e il film appena incominciato.
In ogni caso penso che li finirò entrambi. Li porterò a termine. Non li lascerò a metà. Cercherò quantomeno di capire cosa ci sia che non mi piaccia: nella peggiore delle ipotesi potrò sconsigliarli agli altri.
…e se già l’inizio non è stato dei migliori, la fine non potrà essere peggiore.

 

St.efania