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L’intervista profetica di Raf Simons prima dell’addio a Dior

Luca Antonio Dondi
10 novembre 2015

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Le parole del designer Raf Simons, pronunciate durante un’intervista qualche settimana prima del suo ritiro dalla Maison Dior, ora suonano quasi profetiche: «Tutto viene fatto in tre settimane», aveva dichiarato, «Non si ha tempo sufficiente per presidiare l’intero processo».

Un certo malcontento e una sorta di insoddisfazione trapelava dalle sue sentenze, ora più che mai chiare dopo la notizia shock dell’abbandono – dopo soli tre anni – dall’atelier di Christian Dior. Un malcontento derivato dalla troppa frenesia e il carico eccessivo e non equilibrato del lavoro che stava svolgendo: sei fashion show all’anno e appena tre settimane di preparazione per ognuno sono risultati, per il designer, numeri sproporzionati.

«Quando in un anno devi gestire sei défilé – aveva sottolineato Simons – non hai il tempo materiale per seguire tutto il processo a monte. Nel senso che non hai la possibilità di “far incubare” le idee, mentre questo sarebbe molto importante. In pratica, si finisce per creare continuamente, senza soluzione di continuità».

Giornate infinite e rigide routine colmavano il tempo del giovane stilista che era arrivato a rimpiangere il periodo più tranquillo e sereno in cui lavorava per Jil Sander.

Un’uscita volontaria, quindi, dovuta ai ritmi insostenibili e al lavoro frettoloso a cui Simons non intendeva più sottostare. «Del resto – sentenzia infine il designer – la moda nel suo complesso è diventata pop e non so se questo sia positivo o negativo. Ora l’alta moda è per tutti».


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