Letteratura

L’irriverenza di Lore Segal: una pernacchia alle nevrosi radical chic di New York

staff
23 ottobre 2011


Ha il naso troppo lungo e porta gli occhiali, ha passato i venti, va per i quaranta; cerca di essere chic, ma non sa essere seducente, sempre insicura nei suoi debutti in società. Il disordine del suo appartamento – mutande, vestiti, fogli sparsi sul pavimento – è specchio della sua confusione emozionale. Periodicamente compra un bloc notes nuovo fiammante, ricordandosi solo dopo che il precedente è rimasto intonso; le sue matite, schierate in fila, hanno sempre la punta ben affilata, e guai se per caso risultano di dimensioni diverse: in quel caso bisogna cominciare a temperarle d’accapo. Lei è Lucinella, e di lavoro fa la poetessa.
Ironica, paradossale, esilarante, Lucinella vive e si muove tra la casa per poeti a Yaddo, il suo appartamento di New York e fastidiose feste a cui proprio non può mancare. Eccola, circondata dai suoi collegi poeti, drammaturghi, romanzieri. Nevrotici, ambiziosi, studiati nella loro sciatteria, come lei, cercano l’ispirazione, attendono un’epifania poetica che non arriva mai. E allora dopo l’estrema concentrazione della scrittura mattutina (che ha prodotto ben poco), ci si fa un drink la sera – no, solo uno è poco – , si scrivono opere dai titoli improbabili, come “Euforia nella grotta degli ortaggi”, si ripetono ossessivamente i tic di una vita, si rincorrono grandi pensieri in conversazioni sofisticate senza capo né coda. Ma soprattutto si parla degli altri poeti, oscillando continuamente tra empatia e utilitarismo, solidarietà e invidia, condivisione e manie di controllo.
Una vena rosa avvicina Lucinella a Cenerentola: ha trovato l’amore in William, un altro poeta. Ma siamo poi così sicuri che lui – quella nuca è davvero troppo magra – la meriti davvero, che non ci siano altri uomini, che sia vero amore?
Dato alle stampe statunitensi nel 1976 e ora pubblicato da edizioni Cargo, “Lucinella” nasce dalla fortunata penna di Lore Segal (“Il suo primo americano” e “Shakespeare’s Kitchen” già tradotti in Italia), proprio come risata dissacrante nei confronti del mondo intellettuale newyorkese di quegli anni. Una Woody Allen al femminile – un po’ meno profonda e senza psicoanalisi – che si fa gioco, spudorata, di quell’intellighenzia radical chic che sa prendersi maledettamente sul serio; uno sberleffo insolente del vuoto artistico nascosto dietro la presunzione intellettuale.
Una satira scanzonata per chi apprezza i ghigni al vetriolo – e tanto meglio se non è del tutto estraneo all’ambiente.

 

Virginia Grassi


“Lucinella” di Lore Segal, Edizioni Cargo, traduzione di Natalia Stabilini, pp. 192.


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