Arte

L’isola incantata: arte d’Irlanda

Luca Siniscalco
22 giugno 2013

“L’Irlanda è una meravigliosa incubatrice”, affermò Edna O’Brien. La scrittrice irlandese aveva ben presente il valore culturale e spirituale di una patria che aveva dato i natali a giganti del calibro di  Jonathan Swift, Bram Stoker, Oscar Wilde, James Joyce e William Butler Yeats.

All’Irlanda dei letterati si affianca anche un’isola di artisti, una terra che fra le emozionanti suggestioni degli indimenticabili paesaggi, le tradizioni religiose e folkloristiche e le lotte politiche per un’indipendenza forgiata nel sangue ha edificato un’inesauribile fonte sorgiva di ispirazione e visionarietà. Da Francis Bacon all’arte contemporanea gli irlandesi non cessano di attestarsi su posizioni artistiche originali, peculiari di un popolo gioviale e ospitale, su cui pare tuttavia gravare talvolta una nebbia di malinconia esistenziale e di nostalgia per delle radici profonde e sfuggenti.

A testimonianza di tale sentire estetico interviene una mostra d’eccezione, “Island. New Art from Ireland”, curata dalla direttrice della Glucksman Gallery University College di Cork Fiona Kearney e finanziata con un contributo di Culture Ireland. L’esposizione, inaugurata il 20 giugno ed aperta al pubblico sino al 15 settembre 2013, è ospitata presso la Galleria Civica di Modena e rappresenta la seconda fase di un progetto internazionale già efficaemente avviato.

Si tratta di una collettiva finalizzata a mostrare i lavori di 5 artisti contemporanei residenti in Irlanda: una ventina di opere fra fotografie, dipinti, disegni, sculture, film, video e installazioni contribuiranno a rivelare scorci artistici imprevedibili. Tutte le opere sono state ideate a partire dal 2000, in una fase storica decisiva per l’Irlanda, costretta a fronteggiare l’integrazione nell’Unione Europea e la crisi economica soggiornando sul discrimine fra modernità globalizzata e tradizione inconcussa.
Gli artisti selezionati sono Dorothy Cross, Damien Flood, Mark Garry, Martin Healy e Niamh O’Malley; costoro sono stati interpellati in merito alla tematica dell’isola, questione affrontata in ambito artistico per rilevare le contraddizioni di un mondo tanto complesso e dinamico.

Veniamo ora alle opere esposte: la mostra si apre con “Drift” (2013), film di Mark Garry presentato in questa occasione in anteprima mondiale; l’artista presenta inoltre due sculture, “Where oil meets water” e “To say a psalm for now”. L’esposizione prosegue con opere di Niamh O’Malley: due disegni, il video intitolato “Island” (2010) e una scultura appositamente realizzata per la mostra. Martin Healy presenta scatti di archeologia industriale, trattata dall’artista come se l’obiettivo fosse puntato su Dolmen e Menhir, “Fata Morgana” (2010), un’opera al neon che cita le coordinate di un’isola che non c’è, a richiamare l’idea del miraggio, e “The Last Man”, un film del 2011. Dorothy Cross espone sculture e fotografie, nonchè “Udder Chair” una sedia costruita secondo i dettami dell’arte irlandese tradizionale. Infine Damien Flood indaga il tema dell’isola attraverso numerosi dipinti, fra cui il qui riportato “Cyclical Mountains” (2011).
La mostra, aperta dal giovedì alla domenica dalle 19.00 alle 23.00, chiusa il lunedì, martedì e mercoledì, sarà visitabile fino all’ultimo giorno di apertura del festivalfilosofia (Modena, 13-15 settembre). Una scelta voluta e non trascurabile, indice di una trasversalità di metodologie dirette a una necessaria promozione culturale di cui spesso il nostro Paese non può farsi vanto. Ci auguriamo che la sinergia fra Italia e Irlanda risulti vincente, poichè “La cultura non è un lusso, è una necessità” (Gao Xingjian, “La montagna dell’anima”).

Luca Siniscalco


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