Cinema

L’Italia a Venezia con il difficile Anime nere

Giorgio Raulli
29 agosto 2014

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Oggi la giornata del Festival è iniziata con l’assegnazione di uno dei due Leoni d’oro alla Carriera, quello al regista e produttore cinematografico statunitense Frederick Wiseman, grande documentarista molto prolifico (39 documentari e 2 film di finzione): i suoi lavori sono caratterizzati da una grande elaborazione nel montaggio per poter dar vita a opere narrative drammatiche che tentano di fotografare l’uomo all’interno di una grande varietà di istituzioni sociali contemporanee. Il premio alla carriera si aggiunge alla sua lunga lista di riconoscimenti.

Immediatamente successiva alla premiazione di Wiseman è stata la proiezione di uno dei film italiani in concorso: Anime nere, di Francesco Munzi è la storia di tre fratelli calabresi, Luigi (Marco Leonardi), trafficante internazionale di droga, Rocco (Peppino Mazzotta), imprenditore grazie ai soldi sporchi del fratello, e Luciano (Fabrizio Ferracane), il maggiore, che si illude di poter evitare lo scontro e di vivere della sua terra. Un film difficile, tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, sulla famiglia, sull’importante peso della criminalità sulla vita delle persone, sulla crudeltà di dinamiche familiari e lavorative intrise di contraddizioni.

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Attesissimo anche il film statunitense 99 Homes di Ramin Bahrani, dove Dennis (Andrew Garfield) è un giovane padre di famiglia sfrattato dalla sua casa in Florida dall’agente immobiliare Mike (Michael Shannon), uomo affamato di potere. In questa drammatica circostanza Dennis finisce per accettare di lavorare per Mike, trovandosi così coinvolto con la corruzione dell’industria immobiliare; proprio quando la sua situazione economica riesce a risalire, la sua coscienza è ormai al limite ed è perseguitato dai rimorsi. Se la trama poggia su una base piuttosto elementare, quasi banale, 99 Homes però conquista senza ombra di dubbio: il regista ha saputo ben amalgamare tutti gli elementi per cui il dramma della corruzione dell’uomo onesto, in un’America sempre più debole, vive di una modernità e attualità tale da emozionare il pubblico. Nonostante infatti la semplicità di alcune sequenze narrative, la storia fa il suo dovere, quello di intrattenere ma anche quello di potersi identificare nei personaggi.

Fuori concorso invece sono stati proiettati due film. In the Basement, insolito documentario di Ulrich Seidl sul rapporto che c’è tra gli austriaci, soprattutto gli uomini, e i loro seminterrati, luoghi in cui passano il tempo libero, luoghi nascosti, luoghi dove nascondersi. L’altra pellicola è She’s funny that way, la divertente commedia di Peter Bogdanovich con Owen Wilson nei panni di Arnold Albertson, famoso regista teatrale e televisivo, che approda a Broadway per uno spettacolo con sua moglie (Kathryn Hahn) e con il divo del cinema Seth Gilbert (Rhys Ifans). Ad interferire sarà una escort richiesta ad un’agenzia da Arnold, Isabella (Imogen Poots), che in cambio di ventimila dollari potrà finalmente intraprendere la carriera di attrice. Nel ricco cast anche Jennifer Aniston.

Giorgio Raulli


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