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L’Italia dei Bonucci e l’Italia degli altri

Riccardo Signori
17 luglio 2017

L’Italia di Bonucci, che di nome fa Leonardo, è quella dei mercenari facili. Non traditori, perché il tipo ha dato quanto ha potuto, magari sbagliando ma sempre con l’intento di regalare il meglio. Invece per i mercenari facili non c’è bandiera, soltanto interesse personale. Litighi con l’allenatore quindi chiedi protezione altrove. Nello spogliatoio può succedere di tutto, ma nessuno deve sapere. Bonucci ha lasciato la Juve e la Juve ha lasciato Bonucci: c’è stato consenso delle parti, non certo un’idea a senso unico. La Juve gli ha preferito Max Allegri che, in quanto allenatore, ha dimostrato di essere più importante di uno stopper celebrato, seppur con vistose lacune in fase difensiva. Nessuno è perfetto, Bonucci meno degli altri.

L’Italia dei mercenari facili è quella di Donnarumma, pronto a vendersi per un tesoretto in più. Donnarumma ha rimediato una figura peggiore del Bonucci. Ha cercato di tradire un suo credo calcistico, diceva di amare la squadra che lo aveva allevato: voleva soldi, arraffone e poco più. Ora entrambi giocheranno nel Milan: ci può essere futuro in una squadra rifondata sul clan dei mercenari? Vedremo.

Ma, poi, in estate rispunta l’Italia di chi ci crede davvero. Incassa nettamente meno dei calciatori, ma gode per una medaglia. È l’Italia più bella ed attraente. In attesa di Federica Pellegrini e Greg Paltrinieri nel nuoto, sono spuntati altri ragazzi in gamba. Fabio Aru che lotta allo spasimo per una maglia gialla al Tour de France. La grande Italia under 23 dell’atletica che, agli europei di Bydgoszcz in Polonia, conquista ori come avesse scoperto una miniera: Ayo Folorunso, origine nigeriana ma naturalizzata italiana, studentessa di medicina col sogno di diventare pediatra, fantastica nei 400 ostacoli. Yohanes Chiappinelli, detto Yoghi, nato in Etiopia e adottato da una famiglia senese, ha conquistato i 3000 siepi, seguito in scia da Ahmed Abdelwahed, altro prodotto di questa Italia figlia di immigrati o di ragazzi adottati. Infine Yemaneberhan Crippa, adottato con il fratellino dai Crippa di Trento, campioncino nato in Etiopia, ha completato l’opera degli ori italiani con una fantastica rimonta nei 5000 metri: dal quinto posto al primo. Senza dimenticare l’argento di Christian Falocchi nel salto in alto (m.2,24) e il bronzo di Erika Furlani sempre nel salto in alto ( m.1,86).
Fra i giovani l’Italia dell’atletica funziona. Sono otto le medaglie portate a casa. Ed è un’Italia che sa integrarsi.

Arianna Bridi

Ma anche nuoto e affini non scherzano. Qui parliamo di mondiali assoluti in corso a Budapest. Elena Bertocchi ha conquistato un favoloso bronzo dal trampolino da un metro e così ha rilanciato l’era post Cagnotto, nel senso di Tania che ora fa la commentatrice. E così Giovanni Tocci, ventiduenne allenato alla scuola ucraina, bronzo nel trampolino da un metro, dietro al muro cinese costituito da He Chao e Peng Jianfeng. I cinesi non lasciano spazio ai sogni, lo sa bene Tania Cagnotto che ha esaltato la gara dell’azzurro.

Sono squilli anche nel nuoto di fondo, dove Arianna Bridi, 22enne di Trento ha chiuso al terzo posto, al fotofinish con la brasiliana Cunha, la 10 km femminile. Il fondo è gara di fatica, astuzia e talvolta sopravvivenza dalle insidie e dalle botte degli avversari che, sott’acqua, non badano a mezze misure. Ci vuole personalità e grande determinazione per andare a podio. Bronzo che segue l’argento di Mario Sanzullo, 24enne caimano napoletano di Massa di Somma, che ha provato fino all’ultimo a vincere l’oro. I mondiali di nuoto sono ancora lunghi, questi ragazzi sono stati gli avamposti di una squadra che cercherà successo ancora nei prossimi giorni in attesa degli squali della piscina.

Ma tutti insieme appassionatamente mostrano l’Italia dalla faccia migliore, anche se i Bonucci e i Donnarumma si prendono tutti gli spazi dell’interesse.

 


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